venerdì 30 novembre 2007

La nuova giunta alla prova dei fatti..

Anzichè prendere posizione riteniamo sia importante fermarci a riflettere .
La "nuova " giunta della ANM si è data una scadenza ,quella delle elezioni dei consigli giudiziari . In pratica nessuna alleanza se non sulla base degli orientamenti degli elettori ,espressi mediante l'opzione per una corrente o per un gruppo di correnti o per un altro.
Ma c'è un metodo sicuro per "ascoltare" la base ..appunto consultarla direttamente.
Abbiamo salutato ,apprezzandola, la scelta di varare una una mailing list per i magistrati italiani ,ma siamo ancora più convinti che le riforme dello statuto della ANM richiedano un ampio consenso "trasversale" e non possono essere nè concepite nè realizzate senza il consenso non dei "gruppi" ma della "base" dei magistrati italiani .
Un regime di incompatibilità ,un nuovo sistema di voto ,la sperimentazione del voto "elettronico" sono riforme possibili sulle quali sarebbe bene ,allora, avviare una consultazione ed un confronto tra tutti. Perchè non da subito ?

giovedì 29 novembre 2007

La terza via ...


LA TERZA VIA




L'esito della prima riunione del C.D.C. appena eletto ha evidenziato, se pure ce ne fosse bisogno, l'urgenza di un chiarimento interno all'A.N.M. tutta sulle ragioni fondanti dei gruppi o correnti, sulle prospettive di azione per la difesa dei principi di indipendenza ed autonomia della Magistratura, ma, soprattutto, sugli spazi di rappresentatività degli interessi della categoria rivestiti dalle varie formazioni..


Se, infatti, è risultata incontestabile ed incontestata la pregiudiziale "politica" opposta dalla corrente di maggioranza relativa ad ipotesi diverse da quella poi realizzata, in quanto riferita ad una pretesa collocabilità in posizione di collateralità esterna del gruppo di M.I non gradita a tutti gli altri, s'impone qualche riflessione. Questa ideologizzazione, nell'implicita conseguenza della collocabilità, evidentemente ritenuta rassicurante, degli altri gruppi in una posizione diversa e, quindi, opposta, non fa che confermare la necessità di una elaborazione collettiva che consenta finalmente l'affermazione di una identità istituzionale definita e non più affidabile a logiche e ragioni che ritengo estranene alla natura ed ai caratteri delle attività giurisdizionali in tutte le loro componenti, ivi comprese quelle delle rappresentanze, tanto associative che di autogoverno. L'andamento tendenziale delle ultime elezioni, al di là dei dati numerici, nei suoi corollari di strisciante protesta, è espressione di una volontà di rinnovamento che solo in parte è risultata testimoniata da alcune forme di protagonismo autonomista, comunque tutt'ora espressione di logiche di apparato, volontà che non può che riemergere con forza alla luce degli ultimi avvenimenti.




Imperativo, a questo punto, sarà sollecitare un confronto interno che consenta l'espressione trasversale di un'esigenza non più rinviabile di un dibattito senza autoinvestiture di qualità aprioristicamente esclusive o escludenti.



Può tranquillamente ipotizzarsi, tra quelle che appaiono essere due diverse concezioni delle nostre rappresentanze, una terza via di intervento: quella dell'affermazione di una politica istituzionale che persegua la difesa del valore di una indipendenza assoluta da qualunque forma dicollateralismo, interno o esterno, quale unico strumento per la riconquista di una dignità professionale così gravemente compromessa.
Roma, 27 novembre 2007
Catia Summaria

La GEC del 28 novembre istituisce la mailing list della ANM

La Giunta esecutiva centrale della ANM riunitasi ieri ha deciso l'istituzione di una unica mailing list dei magistrati iscritti alla ANM .
Siamo veramente lieti di questa decisione e ,se richiesti, daremo tutti i consigli ,sopratutto di ordine tecnico , per istituire un importante strumento di comunicazione che ,ne siamo sicuri, migliorerà il livello e la forma della comunicazione tra i magistrati .
Abbiamo già fatto ,in modo trasparente le nostre proposte ,finalizzate solo a rendere un servizio migliore per tutti .E siamo a disposizione ,insieme a tutti i colleghi, per realizzare il progetto ,che nasce "senza etichette" solo per farci comunicare meglio ...
Associazione Nazionale MagistratiVERBALE DELLA G.E.C. DEL 28 NOVEMBRE 2007 Sono presenti: LUERTI, SICA, PALAMARA, CORDER, ROSSI, SGROIA, MICCOLI, LIGUORI, BALSAMOLa Giunta discute delle iniziative da intraprendere e delibera quanto segue:richiedere incontri istituzionali con il Presidente della Repubblica, Presidente del Senato, Presidente della Camera, Ministro della giustizia, Ministro dell'economia, Consiglio Superiore della Magistratura, Presidente della Commissione antimafia, Presidente delle Commissioni ministeriali dei codici, responsabili giustizia dei vari partiti politici;predisporre il testo di un documento programmatico, sulla scorta dell'elaborato presentato al C.D.C. del 24 u.s. e che tenga conto delle indicazioni provenienti dagli altri Gruppi nel corso della predetta seduta;individuare e nominare uno o più consulenti esterni per l'esame delle problematiche relative alla questione retributiva, pensionistica e assicurativa dei magistrati e per dare un fattivo supporto ai fini della formulazione delle relative proposte;individuare, con particolare riguardo alla materia ordinamentale, i seguenti argomenti da trattare, in via prioritaria, con il Guardasigilli, nell'incontro fissato per il 12 dicembre p.v.: assetto gerarchico delle procure, accesso alle funzioni requirenti e giudicanti penali monocratiche, scuola della magistratura e potere disciplinare;organizzare incontri nei diversi distretti o circondari al fine di svolgere attività ricognitiva delle situazioni di maggiore sofferenza degli uffici giudiziari, riservandosi di stabilire le date di tali riunioni all'esito dei contatti con i presidenti della giunte sezionali dell'ANM;avviare la discussione in vista della organizzazione del prossimo congresso dell'associazione nazionale magistrati che si terrà nella prossima primavera in una data da stabilire;dare mandato al Presidente di prendere contatto con i segretari dei gruppi associativi al fine di raccogliere le disponibilità per entrare a comporre le commissioni previste dallo Statuto, prevedendo sin da ora di rivedere l'assetto dei gruppi di lavoro e delle commissioni permanenti nel rispetto delle disposizioni statutarie e di inserire nel programma una nuova composizione delle commissioni medesime. Fin da ora comunque delibera di individuare tra le commissioni da proporre quella avente ad oggetto gli standard minimi esigibili per ogni funzione e tra i gruppi di studio quello inerente all'ufficio del giudice;istituire una mailing list generale dell'ANM, dando mandato al segretario generale di prendere contatto con i segretari dei gruppi associativi per la formazione di un comitato di coordinamento; avviare dei contatti con le società editrici al fine di ampliare l'offerta di servizi anche on-line in punto di aggiornamento professionale; avviare dei contatti con le società di telefonia al fine di mettere in rete tutti i magistrati per esclusive ragioni di servizio.Il segretario generale Luca PALAMARA

mercoledì 28 novembre 2007

Ralph Nader a Roma


Ralph Nader è a Roma e parteciperà al Convegno organizzato dalla Unione Nazionale Consumatori http://www.consumatori.it/ anche per commemorare Vincenzo Dona ,indimenticabile suo Presidente ,il Convegno "Consumatori Oggi 2007" si svolgerà domani
a Roma Montecitorio Eventi ,dalle 9 alle 14 ,sotto potrete stampare l'invito ..




Controlli informatici alternativi alla carcerazione (il ritorno del braccialetto elettronico)




Vi segnaliamo un articolo apparso su Punto informatico di oggi


E ..a proposito ,la proposta viene da un Sindacato ,quello della polizia penitenziaria ,a riprova che "essere " sindacato non significa solo occuparsi di questioni retributive ..


Roma - Le carceri scoppiano: i dati di aumento della popolazione carceraria tornano a preoccupare e il sindacato della Polizia Penitenziaria non ci sta. In un lungo approfondimento pubblicato sull'ultimo numero della rivista Polizia Penitenziaria - Società, Giustizia, Sicurezza si parla del braccialetto elettronico, unica vera e possibile soluzione, già usata in altri paesi, per garantire sorveglianza e monitoraggio alternativi alla reclusione tradizionale. Una misura potenzialmente utilizzabile in una miriade di casi.

Non è certo la prima volta che si sente parlare di braccialetto elettronico in Italia ma dopo le sperimentazioni del 2001 i progetti sono andati progressivamente disgregandosi. In realtà da novembre 2006 nessuno nel Belpaese utilizza questo dispositivo.Si tratta invece, sostiene il sindacato SAPPE, di una misura che non solo viene utilizzata già in molti paesi, come USA e Olanda, ma che potrebbe almeno in parte svuotare le carceri, agevolare il lavoro delle forze dell'ordine e far recuperare efficienza agli stessi organi di polizia penitenziaria. "In Inghilterra - si legge sulla rivista - il braccialetto elettronico è stato sperimentato nel 1995 e dal 1997 in poi oltre 130mila persone hanno usufruito della detenzione domiciliare monitorata elettronicamente. Il dispositivo di controllo è stato poi adottato anche nei confronti degli hooligans sottoposti a diffida e, dal 2002, è stata estesa l'applicazione ai minorenni".

Il motivo è ovvio: l'evoluzione di questa tecnologia non solo permette di sapere se il soggetto è nel luogo dove è stato stabilito che debba trovarsi, ma anche di visualizzare e seguire i suoi spostamenti. Questo significa che possono essere sottoposti a braccialetto tutta una serie di detenuti che potrebbero muoversi in aree previste in sicurezza e che non potrebbero uscire da queste o dai percorsi preventivati. Una flessibilità di applicazione che, secondo la rivista, già porta all'estero enormi benefici. Il braccialetto, inoltre, non può essere rimosso senza far scattare un allarme ad hoc."Dal 2004 - ricorda l'approfondimento pubblicato dalla rivista sindacale - è stata avviata una sperimentazione per i casi di pedofilia e di violenza domestica. Sempre in Inghilterra è stata di recente annunciata la volontà politica di ricorrere ad un provvedimento di clemenza (indulto o amnistia) previa applicazione della sorveglianza domiciliare mediante braccialetto elettronico. La percentuale di successo della misura si è attestata intorno al 97 per cento e, attualmente, c'è una media di 13mila detenuti al giorno sottoposti al controllo"."Questi dati - conclude l'articolo - dovrebbero essere più che sufficienti per indurre il nostro governo a rilanciare, da subito, l'applicazione di questo dispositivo di controllo".

Non ci possiamo credere (davvero) a proposito di mailing list



Ferve il dibattito sulla unica mailing list per i magistrati italiani ,ci sono impegni precisi e noi non possiamo che essere contenti visto che siamo stati tra i primi a proporla.

Va segnalata però una simpatica mail di un collega (appartenente al direttivo di un gruppo) che chiede che però sia sempre specificato a quale gruppo appartenga il collega che partecipi alla mailing list unica .
Non ci possiamo credere ..stavolta davvero . Bisogna manifestare il proprio DNA correntizio ,declamare il blasone ,fare vedere l'etichetta per esprimersi liberamente .. oppure c'è la sindrome "taci il nemico ti ascolta" ?
Noi non abbiamo etichette e ci fa sinceramente sorridere questa proposta che purtroppo serve solo a fare capire a tutti come oggi sia davvero difficile concepire autonomia e indipendenza se non in rapporto ad una "appartenenza" che poi tutti a parole dicono di non conoscere e di non volere ..

Piuttosto suggeriamo alla ANM ,se è vero che si avvia sulla strada di una unica mailing list , di organizzare la mailing list in gruppi di settore (per distretti, questione economica ,organizzazione uffici ,questioni previdenziali ,materie specializzate e così via ) e di concepire un unico report (magari giornaliero) anzichè il diluvio di mail che potrebbe essere ricevuto sulla casella di posta elettronica dell'interessato . Logico quindi che la prima proposta (al di là delle simpatiche idee sulla dichiarazione delle appartenenze) sia invece quella della fornitura di una casella postale del tipo giuseppe.rossi@anm.it consultabile liberamente dal sito della ANM ,aperto così a servizi nuovi e interattivi così come dal proprio PC .

Servono innovazione e informazione per favore ..e non il paraocchi.




martedì 27 novembre 2007

Sulle correnti in magistratura (un documento del 1999)


Il dibattito che proponiamo oggi ,le iniziative che sosteniamo con convinzione anche attraverso il nostro gruppo di discussione e il nostro Blog avevano formato oggetto nel 1999 di una lettera -manifesto, sottoscritta da molti colleghi e tra altri da Paolo Borgna, Margherita Cassano, Marcello Maddalena.
Siamo convinti della attualità e della straordinaria modernità di tale posizione ,alla quale ci richiamiamo, e ci sembra allora importante riproporre questo documento ..e sottoscriverlo idealmente ancora oggi.

lunedì 26 novembre 2007

Il CDC dell' ANM ( i lavori in audio)


I lavori del CDC della ANM ,possono essere ascoltati : dal sito di Radio radicale


fatevi direttamente un'idea ascoltando gli interventi ...

domenica 25 novembre 2007

"Monocolore" Unicost


GIUSTIZIA/ SOLO UNICOST IN GIUNTA ANM, LUERTI PRESIDENTE-
Md contro i moderati, lo stappo di Mi

da:



Roma, 24 nov. (Apcom) - Una giunta di minoranza, dunque, ma con un obiettivo temporale limitato: sei mesi, ha spiegato il neopresidente Luerti, durante i quali Unicost lavorerà per ricostruire l'unità ai vertici del 'sindacato delle toghe'. Nel frattempo, "dialogo e confronto" con tutte le altre componenti. Più volte, durante la lunga riunione del rinnovato 'parlamentino', iniziata stamattina poco prima di mezzogiorno, sia dai rappresentanti di Unicost che da quelli di Mi sono venuti richiami a non rompere l'unità per assicurare una giunta forte e rappresentativa di tutta la magistratura. Ma dai colleghi delle correnti di sinistra, soprattutto da Md, il no è stato netto: chi ha vinto le elezioni, ora si assuma la responsabilità di governare l'Anm e di tener fede a tutte le promesse fatte in campagna elettorale. A bruciare, innanzitutto, le accuse di "collateralismo" venute dai gruppi moderati, compresa quella di aver "barattato" la riforma dell'ordinamento giudiziario, lanciata in piena campagna elettorale dallo stesso presidente uscente, Giuseppe Gennaro (Unicost). Accuse "intollerabili" per Md.

E proprio contro Unicost i rappresentanti della corrente storica di sinistra delle toghe puntano l'indice per spiegare la loro scelta di stare all'opposizione "in questa fase": una posizione dettata dalle "concrete linee di azione e di condotta tenute dal gruppo di maggioranza relativa" negli ultimi mesi, spiegano. "E' un fattore di chiarezza che sia chiamato ad assumere effettive responsabilità rispetto alle promesse fatte nel corso di una disinvolta campagna elettorale il gruppo che pur avendo avuto la formale presidenza dell'associazione, ha scelto - chiariscono gli otto rappresentanti di Md nel 'parlamentino' - di non condividere fino in fondo scelte unitarie sul tema cruciale dell'ordinamento giudiziario e di sottrarsi all'impegno essenziale di impedire l'entrata in vigore della legge Castelli con tutti suoi negativi e incostituzionali corollari".
Per questo Md fa sapere che intende vatutare la giunta "sulla base della chiarezza, della coerenza, dell'azione svolta e dei risultati ottenuti", assicurando anche che appoggerà "tutte le iniziative positive che verranno adottate", mentre non si tirerà indietro dal contrastare "inerzie, ambiguità e scelte di carattere negativo".
Uno strappo forse ancora più netto si è consumato tra Unicost e Mi, i cui rappresentanti hanno appunto abbandonato la sala al sesto piano del 'Palazzaccio' di piazza Cavour, anche per l'atteggiamento considerato "irresponsabile" da parte dei colleghi che avevano scelto di dar vita ad una giunta di minoranza, monocolore. Poco comprensibile, secondo i nove esponenti della corrente più moderata è stata giudicata infatti la scelta di Unicost di andare avanti da sola, senza "neppure tentare di dar vita ad una giunta a due, tra i gruppi usciti vincitori alle elezioni, approfondendo i punti programmatici".
L'associazione delle toghe governato da Unicost. Simone Luerti presidenteLuca Palamara, pm a Roma, diventa segretario
Anm, il sindacato dei magistrati perde l'unitàLe correnti di sinistra fuori dalla giunta
Il neoeletto: "Porte aperte alla collaborazione e al dialogo"Anm, il sindacato dei magistrati perde l'unitàLe correnti di sinistra fuori dalla giunta "
Svolta nella vita e nella storia dell'Associazione nazionale magistrati, il sindacato di oltre ottomila magistrati italiani. Per la prima volta nella sua storia cinquantennale la giunta - l'organismo di autogoverno - è monocolore e di minoranza. Tutte le correnti della sinistra, da Md e Movimenti per la giustizia, sono rimaste fuori in quanto sconfitte alle elezioni. Ha vinto Unità per la Costituzione (Unicost), la corrente di maggioranza delle toghe uscita vincitrice dalle urne insieme a Magistratura indipendente, il gruppo più moderato. E' una svolta totale. Da una parte c'è il rinnovamento, cambiano le facce, diventano più giovani. Il nuovo presidente è Simone Luerti, 45 anni, gip a Milano, e segretario il pm di Roma Luca Palamara. Da un altro punto di vista però la divisione dell'Anm indebolisce non poco la magistratura. Gli ottimisti promettono che sarà solo un momento di passaggio: sei mesi, il tempo minimo necessario per ricostituire l'unità dell' Anm. Per tutta la giornata il parlamentino dell'Anm ha discusso del nuovo governo da dare all'Associazione. La votazione intorno alle 20. L'invito a costituire una giunta unitaria, venuto dalle due correnti vincitrici, ha incassato da subito il fermo no di Magistratura democratica, il gruppo di sinistra che assieme al Movimento per la giustizia è uscito sconfitto dalle urne. Sul no di Md hanno pesato le accuse venute in campagna elettorale dalle correnti più moderate di "collateralismo" e di aver "barattato" la riforma dell'ordinamento giudiziario. Ma anche un'assenza di "lealtà di comportamento" che, secondo Md, avrebbe caratterizzato l'azione dei due gruppi negli ultimi mesi della precedente giunta unitaria. "Agli elettori sono state proposte due linee; chi ha vinto ora si assuma la responsabilità di governare e di mantenere le promesse che ha fatto" è stato l'invito di Md, ma anche del Movimento per la giustizia, che sarebbe stato disponibile solo ad una giunta unitaria e a condizione che fossero accolte tutte le proprie proposte di programma.
Inutili, dunque, gli inviti di Magistratura indipendente e Unicost a fare uno sforzo per trovare una convergenza sul programma e quindi ricostituire una giunta unitaria. Da parte nostra non c'è "nessuna paura di governare da soli", hanno spiegato facendo presente però che una giunta non unitaria inevitabilmente indebolisce l'Anm. "Vogliamo traghettare verso una giunta unitaria, dunque porte aperte al dialogo e alla collaborazione": commenta Luerti subito dopo la nomina. "Questa giunta - sottolinea - non nasce contro le altre correnti nè contro Magistratura indipendente: non c'è un pregiudizio negativo verso MI. Siamo contrari a una struttura di 2 contro 2, a una polarizzazione, al bipolarismo. Se ci fosse stata una giunta composta da Unicost e MI sarebbe stata tacciata di colorazione politica". (24 novembre 2007)


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Una postilla : intanto siamo felici che qualcuo si sia posto il problema della coerenza nei comportamenti successivi . O si imposta una serie di riforme immediatamente (nuovo sistema di voto per l'ANM più trasparente e in grado di "dare voce" reale agli elettori e non ai " signori delle preferenze" chiaro regime di incompatibilità tra ANM e istituzioni , a cominciare da Ministero e CSM ) oppure benissimo ha fatto MI a stare all'opposizione . E siamo convintissimi che la scelta di MI è dettata da reale consapevolezza che ,partecipando ad una giunta unitaria, avrebbe bruciato in un colpo solo tutti, proprio tutti i nuovi consensi ottenuti ,che sono consensi ,non dimentichiamolo di chi crede nell'indipendenza della magistratura e di chi è stanco di parole ,retorica e "contiguità" politica con il potere di turno. Meglio la chiarezza . Ora però si avvii da subito un percorso di riforme anche con un REFERENDUM su incompatibilità e principali questioni associative. Nuove idee e nuovi programmi ,ma in ogni caso maggiore partecipazione e trasparenza.



sabato 24 novembre 2007

Anzianità e "selezione degli idonei" per i posti direttivi in magistratura



GIUSTIZIA/ VIA ANZIANITA' SU NOMINE CAPI UFFICI GIUDIZIARI
Si allarga platea 'papabili'. Circa 8.000 domande per 140 postipostato
http://notizie.alice.it/notizie/politica/2007/11_novembre/22/giustizia_via_anzianita_su_nomine_capi_uffici_csm_-2-,13505381.html


Roma, 22 nov. (Apcom) - Con le nuove regole si allarga la platea dei magistrati che potranno scendere in pista per conquistare le poltrone di vertice. Lo dimostra una simulazione effettuata a Palazzo dei Marescialli. Se finora, infatti, per un ufficio di dimensioni medie per il quale si candidavano in 66, la 'rosa dei papabili' era al massimo di 9 magistrati, scelti tra quali più anziani, da oggi in poi si potrà arrivare a prenderne in esame 48. I più anziani saranno comunque in corsa, ma la scelta sarà dettata da criteri di valutazione basati su "merito e attitudine".
"Si sceglie il dirigente più idoneo, valutando le capacità effettive, sulla base di un numero maggiore di candidati. La platea dei 'valutabili' è più ampia - spiega la relatrice Ezia Maccora, consigliere togato di Md e presidente della commissione Direttivi del Csm-. L'anzianità infatti non è più un criterio di valutazione ma soltanto di legittimazione a partecipare al concorso. Questo produrrà uno svecchiamento fortissimo ai vertici degli uffici". Un esempio per tutti: "Finora per la presidenza del Tribunale di Roma potevano concorrere magistrati che avessero almeno 65 anni, da questo momento in poi sarà possibile prendere in considerazione anche colleghi dai 55 anni in su".
Certo, le nuove regole, se da un lato rappresentano una "enorme novità" e rispondono ad una esigenza di "svecchiamento" avvertita soprattutto dalla magistratura, dall'altro comporteranno "valutazioni più complesse" e un "lavoro enorme" per il Csm. Dove ci si troverà a fare i conti con migliaia di 'papabili' da esaminare. Un turn over che sarà anche a ritmo più sostenuto, visto che la riforma ha stabilito che alla guida di un ufficio si possa restare al massimo per 8 anni. "Una scommessa per tutti", commenta Maccora.
E le domande sono già piovute a Palazzo dei Marescialli: per le 140 poltrone da assegnareperchè gli attuali titolari sono 'scaduti', si sono fatti avanti 1.200 magistrati, ognuno dei quali ne ha presentate più di una. Totale, 7.800 domande. Numeri che non sembrano preoccupare i rappresentanti dell'organo di autogoverno, dove c'è piuttosto ottimismo. "Ce li aspettavamo", dice ancora Maccora. Ma se il lavoro andrà avanti al ritmo degli ultimi mesi (da settembre 35-40 nomine al mese, a fronte delle 100 all'anno che venivano definite prima), sarà possibile chiudere l'arretrato "entro dicembre", coprendo in tempi brevi i posti.


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Una postilla ,ma ci riserveremo di ritornare meglio e nuovamente sull'argomento : tutti sono d'accordo sul superamento del principio dell'anzianità in materia di nomine a incarichi direttivi e semidirettivi ,ma sarebbe utile anche fissare criteri certi ,e non variabili , per definire l'"idoneità" .
Servono regole precise e chiare e sopratutto predeterminate ,per favorire la specializzazione e per far sì che le persone giuste arrivino ai posti giusti,che chi ha fatto per anni il Pm possa ambire a dirigere una Procura così come chi ha fatto per anni il Giudice possa ,meglio di un ex Pm, diventare Presidente di sezione . Siamo fiduciosi che qualcuno si sarà pure posto il problema .
Altrimenti il puro e semplice superamento del principio dell'anzianità finirà per facilitare ricorsi al giudice amministrativo (unica vera garanzia rimasta ai magistrati senza santi in paradiso) anzichè renderli più difficoltosi .
E ,sia chiaro, solo una predeterminazione di criteri oggettivi ed uniformi (e non variabili caso per caso a seconda delle maggioranze o del peso "politico" degli aspiranti) può servire allo scopo, sembra ovvio ma finora non lo abbiamo sentito dire ...
Intanto vi riproponiamo un articolo di Carlo Guarnieri del 2006 apparso su la voce.info:

venerdì 23 novembre 2007

Dalle parole alla innovazione ...

Siamo completamente d'accordo con quelle prospettive di cambiamento "reale" che ,crediamo, sono necessarie per adeguare organizzazione e metodi della magistratura italiana alla realtà sociale . E' evidente che il primo dei compiti della ANM è quello di "essere" sindacato,cioè di cogliere come si esprimono le differenti professionalità dei magistrati italiani e sopratutto i limiti che possono essere esigibili in termini non solo economici ,ma sopratutto di sacrificio personale e di dignità personale nella "organizzazione " del lavoro. Riteniamo però che tutto ciò non possa essere solo oggetto di rivendicazione all'esterno ma deve essere prima di tutto oggetto di una meditazione "interna" .
Ecco perchè sarebbe bello un dibattito ,come proponiamo da mesi e sul quale insisteremo in modo "trasversale" sulla realtà delle ingerenze correntizie nella organizzazione degli uffici,nelle nomine ,nella carriera dei magistrati italiani . Si dice ,e tanto, che non basta apparire indipendenti e che bisogna esserlo davvero ,bene il problema dell'indipendenza interna esiste o no ? Le partizioni sindacali all'interno della ANM sono così "neutre" nell'intervento negli uffici e all'interno del CSM quando si tratta di scegliere tizio o caio o di effettuare questa o quella nomina ?
Noi siamo convinti che occorra un passo indietro ,niente di drammatico o trascendentale solo un passo indietro ,il medesimo poi che i cittadini chiedono oggi a partiti e sindacati nella società civile . Ben vengano,sia chiaro, correnti e gruppi associativi ,il pluralismo è democrazia ,fermo restando però che nessuno può seriamente pensare ad un quadro di immutabilità ed immobilità di soggetti e alleanze e purchè il loro ruolo sia trasparente ed ideale ,e sopratutto "leale" ,cioè non pretenda di sovrapporre e confondere pluralismo (indispensabile) e "rappresentanza" istituzionale (le "caselle" riservate) .
Oggi molti nelle maling list "ufficiali" si sono accorti di tutto questo ed è singolare come il dibattito sia ripreso (specie dopo la "stangata" elettorale) ,ma il primo passo serio è costituire una unica mailing list dei magistrati italiani ,approvare in sede di CDC al più presto riforme al sistema elettorale che consentano anche alle posizioni indipendenti di farsi conoscere e di emergere ,magari in un confronto aspro ma autentico.
Ed il prossimo banco di prova del cambiamento saranno le elezioni ai Consigli giudiziari .

giovedì 22 novembre 2007

Il disagio dei magistrati e le (vere) cause del voto


Pubblichiamo un bellissimo articolo di Mariano Sciacca apparso sul "Riformista" di oggi ,che pone questioni che meritano approfondimento e riflessione da parte di tutti. Altrettanto chiaro ci pare l'articolo di Stefano Schirò ,apparso invece sul "Tempo" .
Personalmente condividiamo in pieno questa prospettiva ,a testimonianza che il confronto ,se si inizia non può che portare a risultati positivi . Ed in un certo senso ,cominciamo a discutere lasciando perdere le etichette ,e pensando ai risultati che vogliamo ottenere..



Caro Direttore leggo l'intervento del collega *e la sua valutazione sui risultati della consultazione elettorale per il rinnovo del CDC dell'ANM. La valutazione, peraltro, comune anche agli organi di stampa, su di una presunta svolta a destra della magistratura italiana associata e di un'evidente impronta corporativa che segnerebbe i risultati elettorali credo imponga un supplemento di riflessione non solo all'interno della magistratura italiana, ma soprattutto presso l'opinione pubblica e la grande platea dei giornali di opinione e di cultura qual è il Suo. Devo al contempo autodenunziare - a fronte del mio contraddittore che omette di fare riferimento al suo gruppo di riferimento ovverosia Magistratura Democratica, gruppo fortemente penalizzato dai risultati della consultazione elettorale - il mio interesse personale\politico, in quanto appartenente al gruppo di Unità per la Costituzione, indicata con sublime leggerezza dal collega come quella che offre ai magistrati italiani protezioni individuale di carattere clientelare. Si dice che il voto che consacrerebbe la chiusura corporativa della magistratura italiana e credo che di tutte le possibili letture questa sia non solo la più fuorviante ed erronea ma soprattutto per la stessa magistratura ordinaria la più ingiusta e deleteria. Alcune modeste osservazioni.In questi anni, nel bene e nel male, mai forse come in questi anni, la magistratura associata ha dato grandi dimostrazioni, non solo di apertura verso la società civile (nell'individuare soluzioni legislative ed organizzative realmente innovative in materia di giustizia), ma al contempo di concreto impegno - testimoniato dalle statistiche ministeriali e dalle relazioni d'inaugurazione dell'anno giudiziari - per l'abbattimento dell'enorme carico di lavoro che grava sulle giurisdizione penali e civili e per mantenere comunque una dignitosa qualità del prodotto giurisdizionale. Però è triste constatare che i libri bianchi sui disservizi della giustizia annualmente e silenziosamente depositati dall'ANM sulle sedie delle autorità politiche ed istituzionali intervenute all'inaugurazione dell'anno giudiziario non sono serviti. Ovvero sono serviti a poco. Ovvero sono stati ulteriormente strumentalizzati.L'introduzione dell'art. 111 della Costituzione, letto in combinato disposto con l'art. 97, impone una nuova lettura del ruolo della giurisdizione e della posizione costituzionale della magistratura che riconosca l'avvenuta costituzionalizzazione del principio di efficienza del servizio giustizia. Non è fuor di luogo segnalare però che ormai gli studiosi del processo e di organizzazione dei servizi giustizia segnalano da anni come il cd. input giurisdizionale - ovverosia la domanda di giustizia - è del tutto fuori controllo e comunque al di là delle umane capacità di risposta del sistema giurisdizionale che non può mai smaltire, mantenendo dignitosi livelli di qualità dei provvedimenti senza abdicare al sentenzificio. Piuttosto che pensare ad interventi peggiorativi del trattamento retributivo dei magistrati - penso al Libro Verde del Ministero dell'Economia - ben altri sono gli ineludibili campi di intervento sul versante della cd. offerta di giustizia rispetto ai quali abbiamo chiesto da anni si intervenisse con tempestività e vigore: revisione delle circoscrizioni giudiziarie; introduzione di nuovi sistemi di rilevazione statistica dei flussi giudiziari; degiurisdizionalizzazione della cd. materie bagatellari e valutazione dei sistemi di consulenza per l'accesso alla giustizia; introduzione di sistemi di alternative dispute risolution (cd. a.d.r.); ottimizzazione delle risorse disponibili; riorganizzazione\informatizzazione del servizio giustizia; ufficio del giudice e ridefinizione dei rapporti tra magistratura togata e magistratura ordinaria; rivitalizzazione e applicazione del diritto tabellare; court management e ridefinizione del ruolo dirigenziale, riorganizzazione della Corte di Cassazione; valorizzazione dei poteri discrezionali del giudice civile di programmazione del processo e di pianificazione del ruolo in funzione acceleratoria.Di tutto questo abbiamo parlato, spesso inascoltati, in questi anni. Ma soprattutto per troppi anni - e vengo al perché del mia sommessa richiesta di essere ospitato sul Suo giornale - abbiamo accettato in modo miope di supplire alle carenze organizzative, oltre che ad uno tsunami normativo sregolato e imprevedibile. Abbiamo garantito artificialmente la vita ad un sistema malato, incapace di automedicamento e caratterizzato da una singolare capacità di attivare anticorpi all'innovazione e al cambiamento. Abbiamo consentito alla politica di continuare a giocare con diritti e garanzie, senza esigere risorse, innovazione ed anche -non ultimo- rispetto del ruolo e della dignità della funzione. Senza indulgere in fughe dalle proprie responsabilità - che tanto sanno veramente di chiusura corporativa ed incapacità di aprirsi alle istanze della società politica e civile -, una domanda si impone: ogniqualvolta si è supplito alle altrui carenze, si è lavorato in locali inadeguati e in contrasto ad ogni normativa di sicurezza, quando si sono accettati ruoli e compiti non di nostra competenza e pertinenza, quando ci si è sobbarcati a udienze sovraccariche ed ingestibili, quando la nostra lucidità e la qualità del nostro lavoro è stata messa a dura, durissima prova, quando tutto ciò - per senso di responsabilità, null'altro ci viene da pensare - è stato fatto, pensiamo di avere fatto sempre e comunque il bene dei cittadini e delle stesse istituzioni? Molti magistrati oggi credono di no. Ed è questo il senso reale dei risultati elettorali che alcuni liquidano in termini semplificatori e quindi mistificanti.Vantarsi di avere portato personalmente il carrello dei faldoni in udienza, di avere accettato di lavorare con turni orari e in locali fatiscenti e sgarrupati - se del caso condannando poi ipocritamente il datore di lavoro imputato davanti a noi ai sensi della 626 -, l'avere accettato di fare il giudice factotum, l'essersi piegati a pagare di tasca propria benzina, codici ed articoli di cancelleria riteniamo che siano stati tutti comportamenti politicamente ed istituzionalmente validi, anche se eticamente commendevoli? Non è quindi un caso che a tenere banco nell'aspro confronto della passata campagna elettorale siano state la questione dello status economico della magistratura italiana e la questione della caporetto organizzativa della giustizia italiana che quotidianamente grava sulla vita professionale e personale di oltre 9000 magistrati italiani. Abbiamo oggi una nuova, forte consapevolezza che non si può più da parte nostra metterci la pezza alle carenze altrui. Anzi proprio la consapevolezza di avere messo tante pezze e di avere operato nel complesso in modo non censurabile - dati alla mano si vedano i numeri della nostra giustizia disciplinare a confronto con le quelle delle altre PP.AA. - ci porta oggi ha potere e dovere rivendicare - lasciati giustamente da parte incarichi extragiudiziali e tante altre milionarie prebende delle quali altre magistrature continuano a godere senza che nessun se ne scandalizzi - un migliore trattamento economico e condizioni di lavoro almeno decenti, ovvero condizioni di lavoro quotidiane dignitose tanto nella forma che nella sostanza. Il collega * si è forse interrogato perché si sta sempre più verificando una fuga delle migliori intelligenze giuridiche dalla magistratura ordinaria verso lidi più appaganti ed economicamente rassicuranti? Si è chiesto perché tanti giovani laureati non guardano più al nostro concorso con interesse? Si è chiesto cosa possiamo offrire ai nuovi uditori giudiziari oltre un dorato carcere pluriennale nel deserto umano e sociale degli uffici di Locri, di Palmi e di Gela??Viviamo oggi un paradosso sulla nostra pelle dal quale riteniamo ci si debba emancipare senza altro attendere: di fronte alla mancata individuazione di carichi di lavoro medi, di standards lavorativi di riferimento, a fronte di situazione logistiche di lavoro inaudite e ingiustificabili, in attesa che l'informatizzazione degli uffici raggiunga finalmente un grado di evoluzione tale da renderla affidabile ed efficacemente utilizzabile per il governo degli uffici, la Cassazione in sede disciplinare sta sempre più diventando - seppure tristemente e drammaticamente ex post - l'organo chiamato ad individuare i carichi medi di lavoro, ciò che si può e deve o meno pretendere dai singoli magistrati; in questo modo ciò che dovrebbe essere elemento di organizzazione e pianificazione del lavoro da utilizzarsi in via preventiva negli uffici, diventa il prodotto - postumo e astratto - elaborato dai colleghi di legittimità su realtà ormai rilevanti come patologia, vera o presunta, in ottica esclusivamente sanzionatoria. Siamo molto preoccupati della cottimizzazione del nostro lavoro e di chi vorrebbe solo un bel sentenzificio omologato, ma si deve da subito intervenire e riflettere per: a) stabilire ad es. quante "cose" si possano pretendere che un magistrato faccia in un tempo determinato (un anno, un mese ecc.), affinchè possa farle decentemente, e quindi che limiti può/dovrebbe avere il ruolo di un magistrato dal quale si pretenda qualità, posto che dallo stesso possono pretendersi x ore di lavoro all'anno e che per trattare i procedimenti del suo ruolo ne occorrono y all'anno (un ruolo gestibile è di massima individuabile in un massimo di 500\600 cause, laddove in moltissimi uffici meridionali si viaggia dalle 900 alle 3000 cause per magistrato..); b) comparare i flussi e le pendenze dei vari uffici e dei vari settori, utilizzando una unità di misura capace di "pesare" sulla stessa bilancia un ricorso di fallimento e un procedimento del riesame, una causa di divisione e un processo per omicidio, in modo da stabilire ad es. che nel tribunale x occorre assegnare x giudici al penale e y giudici al civile, per ottenere determinati risultati (es. diminuzione delle pendenze al penale, accettando che queste aumentino al civile, ovvero, massimo equilibrio nella distribuzione delle risorse, ecc.).Senza alcuna voglia di propugnare derive burocratiche ed autoassolutorie, deve ribadirsi la necessità di un intervento - anche in autotutela sindacale - rispetto ad interventi che rischiano di travolgerci nella vita quotidiana e nella serenità personale in modo indistinto e indiscriminato: l'A.n.m. - ovvero direttamente i colleghi delle singole sezioni - nei vari distretti dovranno interrogarsi sull'adozione di documenti e\o protocolli che pongano precisi paletti alla capacità e alla possibilità del singolo magistrato di lavorare in considerazione del peso del ruolo, delle materie trattate, degli "incidenti" professionali - applicazioni, supplenze, maternità ecc. -, delle risorse a disposizione. Dovremo rivalutare gli intervalli di rinvio da un'udienza all'altra, prevedere che, anche in relazione alle previsioni pilatesche della legge Pinto, si inseriscano nei verbali di udienza dei preamboli organizzativi che spieghino all'interno della singola vicenda processuale, il perchè "organizzativo" del rinvio più o meno lungo.In alternativa alla magistratura italiana non rimarrebbe che fare come i più fortunati, meno conosciuti - dall'opinione pubblica - e meno attenzionati - dai massmedia - cugini dei Tribunali Amministrativi Regionali hanno fatto per delimitare il proprio impegno e individuare in autotutela i loro carichi di lavoro (Criteri deliberati dal Consiglio di Presidenza, nella seduta del 18/12/2003, sui carichi di lavoro dei magistrati TT.AA.RR."), stabilendo il numero massimo delle udienze mensili pro capite (2), il numero minimo e massimo dei procedimenti assegnabili pro capite ogni mese (9 e 12) e il numero minimo e massimo delle sentenze mensili pro capite, con l'indicazione precisa del numero minimo delle sentenze annue (80).La ringrazio sinceramente dell'ospitalità che vorrà concedermi.

Mariano Sciacca, vicesegretario nazionale Unità per la Costituzione
Commentando il risultato delle elezioni per il Comitato direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati, Andrea Pamparana ha scritto che <> ed <>, mentre sarebbe stato preferibile che tra le varie correnti associative della magistratura si fosse discusso anche della qualità della preparazione dei magistrati. Mi sembra utile, per una costruttiva discussione, valutare le considerazioni dall'illustre opinionista alla luce del programma elettorale con il quale Magistratura indipendente si è sottoposta al giudizio degli elettori. In tale programma Magistratura indipendente ha esplicitamente affermato che, per puntare al recupero dell'efficienza dei servizi giudiziari e assicurare la qualità della risposta alla domanda di giustizia, è necessario porre rimedio alle gravi carenze strutturali, organizzative e processuali nelle quali la macchina dell'amministrazione della giustizia è ancora costretta ad operare. Può darsi che in qualche caso inefficienza e incapacità siano da addebitare a singoli magistrati, ma non va dimenticato che la magistratura italiana si esprime ogni anno con molte migliaia di provvedimenti che resistono al vaglio delle impugnazioni e che la produttività della magistratura ordinaria italiana è superiore a quella delle magistrature amministrative e delle magistrature di altri comparabili paesi occidentali. La disamina sarebbe inoltre incompleta e fuorviante, se non si tenesse conto del sostanziale degrado nel quale i magistrati sono costretti ad amministrare giustizia, degrado agevolmente riscontrabile da qualunque cittadino che abbia necessità di recarsi nei palazzi di giustizia italiani per fruire in generale dei servizi giudiziari. Carenza e inadeguatezza di locali e di spazi agibili, mancanza di mezzi strumentali e di risorse materiali, non funzionale distribuzione degli uffici e delle risorse umane, carichi di lavoro sempre crescenti e non più sostenibili, criteri organizzativi insufficienti per far funzionare con speditezza l'apparato giudiziario, modelli e regole processuali inidonei ad assicurare la rapida definizione dei giudizi: sono tutte circostanze obiettive e reali che costituiscono altrettanti ostacoli alla qualità e alla tempestività dei provvedimenti giurisdizionali. Da qui l'esigenza di portare avanti una "vertenza giustizia", sulla scia di quanto deliberato dall'assemblea nazionale dell'Associazione magistrati, tenutasi a Roma il 26 novembre 2006, ma rimasto inattuato nei mesi successivi. Una vertenza che, nell'interesse dell'intera collettività e non dei soli magistrati, miri a creare più accettabili condizioni di lavoro, una più razionale organizzazione degli uffici e più spediti modelli processuali, ma che sia anche idonea a riaffermare la dignità della funzione giudiziaria e a rafforzare nei magistrati motivazioni, fiducia e orgoglio del proprio ruolo. In tale contesto, e in relazione al perseguimento di questo complessivo obiettivo finale, si è posto altresì il problema della definizione, per i magistrati ordinari, di un trattamento economico che, anche in considerazione dei maggiori oneri professionali imposti ai magistrati dalla riforma dell'ordinamento giudiziario, sia non solo commisurato alle funzioni svolte e alle responsabilità assunte, ma anche perequato con quello già goduto dalle altre magistrature e dalla dirigenza generale dell'amministrazione dello Stato.
Stefano Schirò Presidente di Magistratura indipendente "

Deontologia istituzionale e controllo dei controllori


Leggiamo sulla stampa di oggi: “Una carta dei doveri per il Csm? Bocciata. Il Consiglio superiore della magistratura ha detto no ad una risoluzione che voleva introdurre il codice deontologico per i consiglieri e che chiedeva ai togati di evitare di privilegiare nelle loro decisioni logiche correntizie ed ai laici di far prevalere logiche partitiche.
Immediata la polemica, con i togati di sinistra che accusano:”la maggioranza del Consiglio ha dimostrato di non voler affrontare seriamente il problema delle degenerazioni correntizie, al di là delle mere declamazioni”.
La notizia ci è parsa a dir poco curiosa , suscitando in noi tutta una serie di dubbi e di interrogativi che mai prima d’ora ci avevano sfiorato.
1. Ma quando mai il nostro organo di autogoverno ha violato norme di deontologia istituzionale?
2. Ma chi mai ha proposto addirittura l’approvazione di un codice deontologico per imporre la massima correttezza ai componenti di un organo che ha sempre agito nella più assoluta trasparenza ed indipendenza?
3. Non ignoriamo che talvolta sono state lanciate accuse di “sviamento di potere” da taluno nei confronti di altri con riferimento a qualche decisione poi finita sul tavolo del giudice amministrativo, ma ogni gruppo ha sempre respinto qualsiasi accusa rimandandola al mittente.
4. Le logiche correntizie e dell’appartenenza non albergano all’interno del Palazzo dei Marescialli e ci stupiamo che qualcuno abbia sentito l’esigenza di dire al vicino o al dirimpettaio di banco “anche tu, come io ho sempre fatto (o comunque mi impegno a farlo in avvenire) devi decidere prescindendo da qualsiasi logica correntizia”.

Ma l’interrogativo più inquietante è il seguente: nel caso in cui ,melius re perpensa ,un simile codice deontologico dovesse essere introdotto, come potrebbe riconoscersi e soprattutto accertarsi che in questa o quella decisione siano prevalse logiche correntizie, piuttosto che il pubblico interesse?
E soprattutto chi dovrebbe accertarlo?
Forse un ennesimo garante?
E con quali regole dovrebbe assicurarsi la massima trasparenza?
Forse ipotizzando casi di astensione da parte dei componenti eletti dal decidere questioni riguardanti i loro diretti elettori? Non può escludersi. Né osterebbe la segretezza del voto per la scelta dei componenti del C.S.M., visto che elezioni sono sempre precedute da pubbliche acclamazioni assembleari correntizie.

mercoledì 21 novembre 2007

Una unica mailing list dei magistrati italiani per confrontarsi




In tempi in cui tutti si accorgono della necessità di una unica mailing list dei magistrati italiani pubblichiamo la lettera che è stata inviata al Presidente della ANM già dal 26 settembre scorso da alcuni colleghi per sollecitare una rapida attuazione di una esigenza che oggi è sentita da tutti.
Invitiamo tutti i colleghi che aderiscono a questa prospettiva ,qualsiasi sia il gruppo cui aderiscono a sottoscrivere la nostra proposta ,anche via mail .



All’Associazione Nazionale Magistrati

Uno dei più evidenti problemi dell’A.N.M. è che essa sembra “non esistere” ed essere solo una sovrastruttura formale che serve a legittimare altro da sé.

L’A.N.M. risulta (dati tratti dal suo sito) avere 8.284 iscritti. La maggior parte di essi è iscritta all’A.N.M. ma non anche a una delle sue correnti.

Quando costoro cercano di vivere la loro esperienza associativa di iscritti all’A.N.M. ma non a una corrente, scoprono che l’A.N.M. non ha una vita vera, ma solo le sue correnti vivono effettivamente.

L’unica vita che si manifesta nell’A.N.M. in quanto tale sono i comunicati stampa che la sua G.E.C. adotta ogni tanto. E un congresso annuale.

Che la situazione sia questa è testimoniato più velocemente e intuitivamente di quanto si potrebbe dire con dotte e approfondite analisi da una semplice visita ai siti internet dell’A.N.M. e di ciascuna delle sue correnti.

I siti delle correnti risultano aggiornati e attivi. Il sito dell’A.N.M. contiene solo alcuni link istituzionali, l’organigramma dell’associazione, lo statuto e i comunicati di cui si è già detto.

Da ultimo tutte le correnti dell’A.N.M. hanno attivato delle mailing list.

Accade, però, che queste mailing list, proprio per il fatto che sono gestite da singole correnti o gruppi di interesse “particolare”, siano caratterizzate dalla frammentazione e dalla logica dell’appartenenza.

Sicché:

1. per un verso, quando si scrive qualcosa su una di queste liste la si invia solo a una parte ben determinata dei potenziali interessati e, per altro verso

2. quelle liste hanno un “padrone di casa” e sono frequentate da un gruppo di persone che tende a indirizzare – del tutto legittimamente – le discussioni nella direzione che loro interessa.

Sorgono così due inconvenienti:

1. Il primo che chi voglia comunicare con “tutti i magistrati interessati a discutere su internet” e non solo con quelli di una o l’altra corrente, deve spedire i suoi messaggi a numerose mailing list (con il disagio che consegue alla necessità di seguire quattro anziché una discussione).

2. Quando le discussioni prendono una piega legittimamente non gradita ai “padroni di casa” di questa o quella lista, chi vi interviene è costretto a scegliere tra tacere o risultare oggettivamente “invadente”, fin quando non accada (come in effetti è accaduto) che gli venga ricordato che egli è solo un “ospite” della mailing list (e dunque del gruppo) cui egli non appartiene.

Alla stregua di ciò, in qualità di iscritti, chiediamo alla Associazione Nazionale Magistrati di aprire una mailing list dell’A.N.M., nella quale possano intervenire pleno iure (e non come meri ospiti) TUTTI gli iscritti alla associazione, ancorché non iscritti a nessuna corrente.

Attualmente infatti Attualmente nel sito internet dell’A.N.M. si fa riferimento a una “mailing list”, ma si tratta, invece, solo di una “newsletter”.

Ci dichiariamo disponibili a fornire il supporto tecnico, ove necessario (per i provider, ne esistono diversi del tutto gratuiti).

Riteniamo che l’apertura di questa mailing list sia urgente, anche in relazione al fatto che fra poche settimane si terranno le elezioni per il rinnovo degli organi direttivi dell’Associazione ed è importante consentire a tutti gli iscritti di discuterne liberamente fra loro.

Fiduciosi dell’attenzione che verrà prestata alla nostra richiesta, porgiamo cordiali saluti.


Felice Lima
Stefano Racheli
Stefania Barbagallo
Giuseppe Corasaniti

Ripensiamo il voto di preferenza nelle elezioni dell'ANM


Consigliamo a tutti una lettura agevole e istruttiva ,sul problema delle preferenze nei sistemi elettorali :
Avevamo già segnalato un interessante sagggio sui "campioni delle preferenze" e sul concetto di "campagna elettorale permanente"
Vi ricorda qualcosa ?
Ora sarebbe certamente un segnale di cambiamento riflettere sui cambiamenti possibili ,magari attraverso una riduzione ad 1 delle preferenze esprimibili (come nel 1991 ,ricordiamo che il referendum abrogativo fu votato dal 95% degli elettori italiani) riducendo il numero dei collegi .
Altre proposte possibili potrebbero essere quelle dell'introduzione del panachage ,cioè della possibilità di esprimere più preferenze (ma sarebbe opportuno non superare le 3) anche tra liste diverse .
Una cosa è certa non è possibile mantenere un sistema come quello attuale chiaramente ed espressamente isprato ad una realtà storica superata .
5 voti di preferenza su un collegio unico nazionale rappresentano uno scenario inattuale e forzato ,che deve essere completamente ridiscusso nel segno della modernità.
Si parla tanto di maggioranza e di minoranza nelle varie maling list ,ma perchè non cominciare ad introdurre principi di trasparenza e di chiarezza ?
Mentre è ora di chiudere l'epoca delle giunte "bulgare" unitarie (in nome dell'emergenza dichiarata) è fondamentale che sulla riscrittura delle regole del gioco siano coinvolti tutti i gruppi associativi .

18 anni della Convenzione ONU sull'infanzia




La Convenzione sui diritti dell'infanzia compie 18 anni ,sembra quasi un piccolo paradosso ,ma è un piccolo grande segno di cambiamento. L'impegno dovrebbe essere sempre meno generico e sempre più vicino ai diritti dei minori.
Per quanto riguarda i magistrati questo impegno si dovrebbe definire in una sola parola : attenzione .
Attenzione a "capire" i minori nel miglior modo possibile .
Attenzione a "intuire" le situazioni di rischio ,di sofferenza,di disagio nel miglior modo possibile.
Attenzione a riconoscere gli errori,tutti gli errori ,quelli che ci portano fuori strada e quelli che alla fine offendono ,insieme agli orrori piccoli e grandi i diritti dei minori.
Attenzione a fare sempre in modo che i diritti dei bambini vengano prima di tutto.
Sono il futuro,di tutti.

martedì 20 novembre 2007

A proposito di "prudenza"



http://lgxserver.uniba.it/lei/

Il concetto di "prudenza" è ben sviluppato da Enrico Berti in un saggio sui rapporti tra prudenza ed etica ,dove superando le distinzioni tra etica individualista kantiana e etica delle responsabilità di Weber si richiama ad Aristotele (VI libro Nicomachea) :
«è chiaro che la scelta corretta non sarà possibile senza la prudenza né senza la virtù: I'una, infatti, determina il fine (cioè la virtù, noi diremmo l'onestà), I'altra ci fa compiere le azioni atte a raggiungerlo ...E' certo, poi, che la prudenza non è padrona della sapienza e della parte migliore delI'anima, come neppure la medicina è padrona della salute; infatti non si serve di lei, ma cerca di vedere come essa si possa produrre: la prudenza, dunque, comanda in vista della sapienza, ma non comanda alla sapienza. Altrimenti, è come se si dicesse che la politica comanda agli dèi, perché impera su tutto l'ordinamento interno della città».
Commenta Berti ,e noi condividiamo, il significato di queste parole è chiaro: la politica non è tutto, cioè non è essa il fine dell'uomo; c'è qualcosa di più importante della politica, che è il fine a cui la politica deve servire, cioè il vivere bene, la felicità, o, se si vuole, la sapienza, cioè la contemplazione.

lunedì 19 novembre 2007

Conservatori e progressisti in magistratura

Chi può definirsi "conservatore" e chi "progressista" nella magistratura ? Se accettiamo l'idea che una parte (quella "progressista") oggi appare in crisi il messaggio implicito che si dà è che esiste una parte grettamente conservatrice ,fautrice dell'autoritarismo nemica delle riforme e anzi vicina al nemico (la destra) .
Ora distinguere tra conservatori e progressisti può essere corretto ,ma deve essere fatto con un riferimento preciso ,e cioè le riforme ,quelle occorrono per rendere più efficace l'organizzazione ed il funzionamento degli uffici giudiziari. Si può essere conservatori illuminati e progressisti moderati ,ma quel che conta è accettare l'interlocuzione e non chiudersi nella prospettiva di essere gli unici detentori del senso di giustizia e della verità .
Finchè resterà una distinzione arida ,come quella che qualcuno ,per moda per pallino ,per un fatto "culturale" (ma vorremmo sapere di che cultura si tratterebbe) insiste a riproporre non si andrà molto lontano. Il mondo è cambiato e dobbiamo accettare anche l'idea che il vero parametro di riferimento per misurare chi è "davvero" conservatore e chi è "davvero" progressista sono solo gli atteggiamenti sulle proposte ,sulle idee ,sulle ipotesi di riforma .
Ha senso oggi parlare di onestà intellettuale ,di indipendenza interna ed esterna ,di correttezza istituzionale ,di deontologia giudiziaria, di coerenza nei comportamenti ?
Noi crediamo di sì ,e crediamo che tutto ciò venga prima dei programmi su carta patinata e degli schieramenti ,piccolo gioco "riservato" ,quasi una politica di serie B per soli magistrati . Su queste basi la magistratura potrebbe esse davvero unita ,per cercare 'insieme" a prescindere dagli schieramenti associativi (e dai paraocchi che vi si collegano ) di migliorare il servizio con l'unico metodo che è quello del confronto .
Lasciamo stare le categorie della politica che non sono più nè attuali nè meccanicamente trasferibili altrove e cerchiamo,intorno ai valori essenziali che ci dovrebbero unire di capire fino a che punto la parodia della politica militante può essere ancora accettata , ora servono non solo i processi ai voti manifestati o le dichiarazioni di fedeltà alla linea (sia di pretesa "destra" che di pretesa "sinistra" ) ma sopratutto i segni di un cambiamento che i magistrati italiani attendono da troppo tempo .


domenica 18 novembre 2007

La beatificazione di Antonio Rosmini filosofo del diritto


"Gli individui di cui un popolo è composto non si possono intendere, se non parlano molto tra loro; se non contrastano insieme con calore; se gli errori non escono dalle menti e, manifestati appieno, sotto tutte le forme combattuti".
Antonio Rosmini ,Filosofia del Diritto .
La beatificazione ,oggi 18 novembre 2007, di Antonio Rosmini rappresenta non solo il più alto riconoscimento cristiano per lo spirito ,ma testimonia la straordinaria attualità del pensiero rosminiano ,oggi più che mai attuale ,nel rapporto tra persona e istituzioni .
Una filosofia del diritto attenta ai valori umani ,dove l'essere e la persona sono "al centro" delle istituzioni e dello Stato .
Ne siamo felici come persone ,come credenti ,come persone impegnate nel diritto.

sabato 17 novembre 2007

Cosa "non ha funzionato" ...

Siamo sicuri che ,una volta analizzata serenamente la situazione si potrà capire che le colpe dell'insuccesso elettorale di alcuni gruppi non saranno tanto di carattere individuale ,ma appunto collettivo. E che le uniche colpe "individuali" sono semmai di coloro (pochi) che hanno saputo solo premettere e promettere e mai affrontare i problemi per quello che sono .
Forse una maggiore umiltà ,una maggiore "vicinanza" agli uffici giudiziari ed ai loro problemi concreti avrebbe dato l'impressione ,almeno l'impressione, di un cambiamento voluto e non di una rassegnazione ostinata.
Il voto,attenzione ,non ha tanto fatto spostare l'equilibrio per una nuova "presa di partito" ma è stato un chiaro segnale di protesta che adesso deve essere raccolto ,capito ,utilizzato non per costruire (nuove ) carriere individuali ,ma per costruite un (nuovo) sindacato aperto alla società civile ed alle sue istanze ,agli altri interlocutori del "pianeta" giustizia (di cui non si possono più ignorare o fraintendere le posizioni ,ovviamente in un contesto di reciprocità e riconoscimento) .
Tutto qui. Come sono arrivati i voti così possono dileguarsi ,ed è sbagliato,crediamo leggere tutto in termini di sommatorie di consensi ,chiunque lo faccia .
Aprirsi alla società civile è ,prima di tutto, capire il cambiamento ,con forme di comunicazione più efficaci e immediate (e non con la demonizzazione di avversari e dissenzienti..il dissenso è il sale di una democrazia vera come insegnava il giudice Holmes) .
Aprirsi alla società civile è ascoltare e non fare solo sermoni ,e neppure noi vogliamo farne ,e seguire i suoi sviluppi comprendendo le ragioni degli altri e cercando di far capire le proprie .

Il problema non è la unitarietà delle opinioni della magistratura associata (magari sommando posizioni ed identità differenti di "gruppo") ,ma è il "metodo" attraverso il quale intendiamo assicurare imparzialità e indipendenza ,appunto nei fatti e non a parole.

La partecipazione e la trasparenza ,ne siamo certi sarebbero un primo passo avanti nella direzione giusta .


venerdì 16 novembre 2007

Blaterando blaterando ..uomini e caporali

Tacciono i blogs che propugnavano l’astensionismo puro e duro rivoluzionario e i sostenitori dell’astensionismo porcino; tacciono gli eletti che- a denti stretti - rilasciano prudenti dichiarazioni di stile in termini scarni e non dissimili da quelli che avevano preceduto le consultazioni.
Tacciono coloro che si leccano le ferite, recriminando per il danno ricevuto dalle più varie iniziative e preparando in silenzio una resa dei conti che non tarderà a manifestarsi.
Delusione e scontento serpeggiano in tutti i gruppi.
Tra chi ha vinto perché magari sperava in un’affermazione più ampia; tra chi ha perso per l’irresponsabilità di quegli elettori “ripiegati su se stessi” ed impegnati “esclusivamente su questioni di trattamento economico”, incapaci, sia di dare una “risposta alla crisi della giustizia e della organizzazione giudiziaria”, che di perseguire “una linea di azione consapevole degli interessi di fondo dei magistrati e dei cittadini, proponendo il raggiungimento in tempi predeterminati di precisi obiettivi", evidentemente nella più pervicace convinzione di essere gli unici cui stanno a cuore gli interessi dei cittadini, che sempre di più chiedono giustizia e sicurezza, e diversi (o migliori) da quei colleghi sostanzialmente gretti che si sentirebbero interamente appagati dal conseguimento di benefici economici e dal mantenimento dei privilegi corporativi recentemente minacciati e in parte lesi dalle ultime riforme giudiziarie.
Nessuno ovviamente esamina - neppure vagamente - la possibilità che una qualche influenza sul risultato elettorale possano averla avuta sia la collaborazione istituzionale fornita proprio dai gruppi più penalizzati all’attuale compagine ministeriale, che talune scelte - ispirate a quella logica dell’appartenenza di cui abbiamo a lungo scritto - che hanno retto alla famosa prova del tre (o più correttamente del quattro), ma non ai mugugni degli elettori, manifestati nel segreto dell’urna, piuttosto che dinanzi al giudice amministrativo.
Chissà? Noi "blogisti" non abbiamo delle raffinate menti politiche, e come è stato detto “blateriamo”, ma a volte - malgrado la nostra rozzezza , - riusciamo a centrare il bersaglio e a segnalare problemi che per troppo tempo non si sono voluti vedere e capire.

Il Corriere della sera : Times e processi in TV





La polemica sulla stampa britannica
«Processo in tv», il Times attacca la giustizia italiana
Sono i due fatti di cronaca che più stanno appassionando l’opinione pubblica inglese al di fuori dei confini britannici: la scomparsa della piccola Madeleine e l’assassinio di Meredith

MILANO—Sono i due fatti di cronaca che più stanno appassionando l’opinione pubblica inglese al di fuori dei confini britannici: la scomparsa, in Portogallo, della piccola Madeleine McCann e l’assassinio, a Perugia, della studentessa Meredith Kercher. In entrambi i casi i sudditi di Sua Maestà fanno fatica a capire e sono sempre più allibiti. Non capiscono perché, fin dall’inizio, a proposito di Madeleine le autorità portoghesi non abbiano fornito dettagli sulle indagini e abbiano impedito ai sospetti di parlare scatenando così la fantasia dei tabloid. Allo stesso modo, faticano a comprendere perché sulla vicenda di Meredith, inquirenti e magistrati siano così prodighi di informazioni e dettagli «sanguinari» con i giornalisti e le notizie di oggi siano l’esatto contrario di quelle del giorno prima, con i colpevoli di ieri che domani diventeranno innocenti. A sollevare il problema e a cercare di dare una risposta alle domande di un’intera nazione ci ha pensato ieri il Times con un duro editoriale contro i processi che, nel nostro Paese, si svolgono sui media invece che nelle aule dei tribunali. «È lo stile italiano », accusa il giornale che punta il dito contro la nostra giustizia. «In Italia la parola "sospetto", non esiste più. Giornali e tv condannano prima ancora che sia iniziato il processo. Inquirenti e giudici subiscono la pressione dell’opinione pubblica caricata da articoli e talkshow televisivi ». Secondo il Times, in queste condizioni è difficile che un imputato sia giudicato in modo sereno perché «in molti casi di omicidio non c’è solo il colpevolema anche un innocente che viene sospettato».

Affermazione forte per un ordinamento giuridico ipergarantista come il nostro. «Vero, in Italia il processo si fa solo sui media», commenta l’avvocato penalista Giulia Bongiorno. «Questo perché da noi ci sono due velocità: quella del processo e quella dell’informazione ». Cosa che per Bongiorno porta a una deformazione dei ruoli: «Succede che il giornalista riesca a intervistare il testimone prima del pm, mentre l’avvocato dà le notizie diventando a sua volta giornalista». Gli inglesi ci criticano proprio per questo. «Non è colpa dei media ma della nostra giustizia. Se il sistema processuale italiano funzionasse, se le indagini fossero coperte da vera segretezza, anch’io sarei molto critica. Ma non è così. Noi avvocati leggiamo i verbali degli interrogatori prima sui giornali e poi negli atti depositati in Cancelleria». «Il processo sui media non è un male — replica il giudice Simonetta Matone — ed è inevitabile perché l’opinione pubblica vuole capire i fatti di cronaca e i meccanismi processuali. Anzi, dico che non se parla abbastanza, si dovrebbe farlo in modo ancora più dettagliato e scientifico ». Matone, essendo parte in causa in quanto presenzialista di Porta a Porta («Ma in tv non parlo dei processi che mi riguardano, spiego i casi altrui»), va all’attacco del Times: «Gli inglesi sbagliano, i giudici e gli inquirenti italiani non si fanno condizionare da stampa e tv. Quando il procuratore di Pavia è andato in televisione a parlare dell’omicidio di Garlasco, in pratica non ha detto nulla di rilevante ai fini dell’indagine». Meno netto il pensiero dell’avvocato Bongiorno: «Conosco pm che seguono processi importantissimi e evitano di parlare con i media per non subire pressioni». Ma, tra inquirenti, magistrati e indagati, chi trae vantaggio da un processo fatto attraverso stampa e tv? «Il pubblico che ha storie vere che assomigliano a fiction televisive—risponde Buongiorno —. L’unico vero perdente è l’imputato, sia che venga assolto o condannato »

giovedì 15 novembre 2007

Adesso pensiamo all'autogoverno di Bruno Tinti




Le elezioni ci sono state, non so ancora come sono andate, non so quantoavrà avuto successo il partito dell'astensione, non so se l'ANM e lecorrenti si gestiranno, nel prossimo futuro, in maniera diversa da quantohanno fatto fino ad ora.Quello che credo di sapere è che il problema vero non stava e non sta in unarivoluzione o riforma delle correnti e dell'ANM, sta invece nella riformadell'autogoverno.Non mi metto qui e di nuovo a fare l'elenco dei mali del correntismo; sonoalmeno 3 anni che parliamo (le prime mail di Antonio Patrono e mie sicollocano a metà del 2005). Nessuno li ha negati, nemmeno i sostenitori delsistema delle correnti. La contrapposizione è stata tra chi riteneva chebisognasse indebolire le correnti con un segnale forte per indurle ad unripensamento sulle loro caratteristiche negative (appunto il correntismo); echi, senza negare queste caratteristiche ed auspicandone comunque ilsuperamento, riteneva che in ogni modo il sistema delle correnti avevaconsentito e avrebbe consentito in futuro la difesa dei valori fondamentalidella giurisdizione e della magistratura.Se dovessi azzardare una sintesi, direi che l'unica differenza tra i duegruppi è stata in questo: il primo ha messo sullo stesso piano tutte lecorrenti, unificandole nella critica ad un sistema; il secondo, condividendola critica verso il sistema, ha sostenuto che la corrente cui loroappartenevano era diversa dalle altre e che, se rafforzata dal consensodegli elettori, avrebbe avuto la forza di modificarlo.Io ho sempre sostenuto che il terreno dello scontro che ha animato lemailing list negli ultimi mesi era stato mal scelto; che le correnti, inquanto associazioni private, non potevano che essere caratterizzate dalogiche di appartenenza e di concorrenza con le altre; che il confronto nonpoteva che svolgersi richiedendo consenso; che la richiesta di consenso eramotivata, con marginali differenze, con argomentazioni sostanzialmenteequivalenti (in particolare tutti fanno riferimento all'autonomia e allaindipendenza, sia interna che esterna); che chi riteneva importantericonoscersi in una corrente (perché le differenze marginali lo sospingevanoverso una e lo allontanavano da un'altra) bene faceva a parteciparvi; cheinsomma non su tutto questo bisognava parlare e litigare, ma sullecaratteristiche e sul deterioramento dell'autogoverno.Così è su questo che vorrei si aprisse un dibattito: su come possiamoriformare l'autogoverno per evitare che logiche di appartenenza, del tuttofisiologiche all'interno delle correnti e dell'ANM, inquinino le funzionicostituzionali ed istituzionali di CSM e CG.Anche su questo inquinamento io non credo che occorra spendere parole:nessuno ha mai negato che esista e, al massimo, si è dissociato da esso,attribuendolo in toto agli "altri".Ora io mi limito a due banali osservazioni:- è ovvio che, nello sterminato numero di provvedimenti e pareridell'autogoverno, è privo di significato che qualche volta, pochissimevolte, in presenza di personalità universalmente riconosciute comeeccellenti o, per contro, universalmente riconosciute come pessime, vi siastata l'unanimità; così come è privo di significato che, fermo questosterminato numero, in un numero appena maggiore di casi si sia assistito aqualche voto non necessariamente coincidente con quello degli altriappartenenti alla medesima corrente. Ed è anche ovvio che, in presenza dischieramenti, nella stragrande maggioranza dei casi, regolarmente ricorrenti(ricordo molte mail intitolate "le maggioranze precostituite") non si puòseriamente disconoscere che è l'appartenenza alle correnti che hacondizionato l'esercizio delle funzioni dell'autogoverno.- che l'inquinamento esista è ferma convinzione di tutti (quasi?) imagistrati che sono soggetti all'autogoverno. Lo dicono, lo paventano,dimostrano nei fatti di esserne convinti. In ogni occasione che li riguardapersonalmente si affannano con telefonate, segnalazioni, raccomandazionirivolte al "santo protettore" della corrente di appartenenza; o a quellodella corrente cui appartiene l'amico che si è dichiarato disposto araccomandarli, segnalarli etc. In particolare tutti (quasi?) i magistratidimostrano nei fatti di essere convinti di ciò quando incappano in qualcheincidente di percorso che li porta avanti alla Sezione disciplinare. Sempre(quasi?) il loro difensore è un esponente di spicco di una corrente. Questascelta non può essere giustificata solo con l'ovvia considerazione che, ingenere, si tratta di persone di indubbio valore professionale e con buona ogrande esperienza di questo genere di cose. Essa è invece assai suggestivadella vera ragione per la quale è stata operata: la speranza che la correntecui appartiene il difensore (che è poi in genere la stessa cui appartienel'incolpato) li appoggi al momento della decisione. D'altra parte è miaesperienza costante (chiedo a chi mi legge di ammettere, se corrisponde alvero, che è successo anche a loro) come, quando si discute delle correnti,molti colleghi non impegnati sostengono comunque di essere iscritti all'unao all'altra perché "può sempre succedere qualche guaio e c'è bisogno diessere protetti".Un autogoverno con queste caratteristiche è inaccettabile.Tanto più lo è (ho presente le obiezioni di Spataro, Mambriani e Di Grazia)perché io non credo che il CSM abbia poi molte altre funzioni oltre a quellepreviste dall'art. 105 della Costituzione.So che Berlusconi e Gelli avevano cavalcato questo argomento prima di me; maio credo che si debba guardare agli argomenti e non agli uomini; e comunqueio non sono simile a Berlusconi o Gelli né condivido le loro opinioni.Il punto è che anche tutta la elaborazione dottrinale sui compiti del CSM haavuto come prevalente obbiettivo le modalità con cui il Consiglio poteva edoveva esercitare il suo ruolo (il diritto di iniziativa, l'affrancamentodalle proposte del Ministro, il diritto di consultazione etc.) che però èsempre restato nella massima prevalenza quello di gestire la carriera deimagistrati. D'altra parte questa è stata la storica ragione d'essere delCSM, quella di garantire la magistratura rispetto all'esecutivo, rendendoimpossibile ogni intervento di questo sulla carriera dei singoli magistrati.E, per quanto riguarda i CG, non vi è dubbio che il loro ruolo sia quello didare pareri sui magistrati del Distretto.Nessuna delle ragioni che rendono necessarie le correnti, auspicabile laloro attività all'interno dell'ANM, comprensibile l'appartenenza allemedesime, fisiologico il confronto dialettico e spesso polemico tra esse;nessuna di queste ragioni giustifica analoga presenza all'interno delsistema dell'autogoverno. Al contrario, tutto ciò che caratterizza unacorrente è inaccettabile per il corretto esercizio dell'autogoverno. E'inaccettabile, per dirla sinteticamente ma esaurientemente, chel'autogoverno venga esercitato in funzione di logiche di appartenenza.Occorre quindi un sistema di scelta dei componenti dell'autogoverno diversoda quello fino ad ora seguito.Occorre che i componenti dell'autogoverno non siano condizionati da vincoli(che spero nessuno si azzarderà a negare) con la corrente cui debbono laloro nomina.Occorre insomma che le decisioni dell'autogoverno siano proprie dei singolicomponenti di esso (giuste o sbagliate che siano).Occorre infine che la funzione di componente dell'autogoverno sia riportataal concetto di "servizio", e che venga abbandonato il concetto di "potere"che finora ha caratterizzato l'esercizio di essa (e anche questo non credovi sia qualcuno che si azzardi a negarlo).Io non sono particolarmente affezionato all'unico sistema, alternativo aquello vigente, che sono stato capace di trovare; non ho nessun interesseche lo scopo che ritengo si debba raggiungere (a questo si che sonoaffezionato) sia realizzato con il metodo da me proposto o con altri chepotranno essere proposti da altri; non ho diritti di primogenitura da farvalere né aspiro ad occasioni di vanterie pubbliche o private. Insomma nonme ne importa niente di come si potrà realizzare la riformadell'autogoverno. Mi importa tantissimo che questa riforma si faccia.Ecco perché, con queste premesse, descrivo più articolatamente di quanto nonabbia fatto finora, il "balzano" sistema del sorteggio: perché non so comealtrimenti impedire che l'autogoverno continui a precipitare lungo la chinarovinosa che sta seguendo, tradendo i principi costituzionali edesponendoci, quotidianamente, alle accuse, strumentali ma motivate, degliavversari di una magistratura libera, indipendente ed autonoma.Chi non vuole leggere il seguito può fermarsi qui (se ci è arrivato); e, secondivide l'analisi sulla necessità di riformare l'autogoverno, sforzarsi diimmaginare come farlo. Qualcun altro forse vorrà comprendere meglio prima didissentire.1) - Va premesso che il concetto di "sorte" è quotidianamente applicato, perespresse disposizioni normative (sia pure secondarie), in ambitogiurisdizionale: a questo concetto va fatta risalire l'adozione di turnipredeterminati, l'assegnazione dei processi al magistrato di turno e non aquello designato dal capo dell'ufficio o magari autodesignatosi, alla finelo stesso istituto del giudice naturale: il processo finisce ad un giudicescelto a caso, nel che sta il concetto di giudice scelto con criteripredeterminati. E non mi dilungherò certo ad illustrare qui quanto per annie anni argomentato in ogni sede (convegni, dibattiti, correnti, autogoverno)a sostegno di questa scelta.La sorte regola la scelta dei componenti del Tribunale dei Ministri; mi pareevidente che, a fondamento di questa scelta, stia la convinzione che, in talmodo, si ovvia al possibile condizionamento dei giudici dovuto ad ideologieo convinzioni etiche, politiche o religiose, dunque di nuovoall'appartenenza.La sorte è previsto che regoli la scelta dei componenti della futura SezioneDisciplinare che proprio la dissennata gestione correntizia ha spinto molteforze politiche e culturali ad auspicare venga sottratta al CSM e costituitacome organo autonomo, composto da ex Presidenti di Corte Costituzionale, exPresidenti di Corte di Cassazione e non so chi altri, tutti comunque elettia sorte.Sono sicuro che esistono altri organismi eletti a sorte; se qualcuno liconosce e ha la bontà di segnalarli farà cosa buona.E' comunque innegabile che il sorteggio ha un grande pregio: annulla ognirapporto di dipendenza tra il componente dell'istituzione formata persorteggio e chi è a questa a vario titolo assoggettato; il primo non devenulla al secondo; e il secondo non ha motivo per temere o sperare qualcosada parte del primo.Il che mi sembra proprio il requisito fondamentale dell'autogoverno.2) - Non è affatto necessario cambiare la legge elettorale del CSM o dei CGper eleggere a sorte i componenti dell'autogoverno; o per eleggernequantomeno una parte, io spero la maggior parte.Prima di tutto una nuova legge in queste materie sarebbe certamentedisastrosa: il potere politico ne approfitterebbe per rendere l'autogovernoil meno indipendente ed autonomo possibile. Inoltre, come ho detto non ènecessaria.E' sufficiente che candidati per l'autogoverno scelti con il criterio delsorteggio partecipino alle elezioni in concorrenza con quelli scelti dallecorrenti, se queste (come credo sia certo) non faranno un passo indietro;ovvero come unici candidati (in congruo numero come cercherò di spiegare) sele correnti decidessero di abbandonare il controllo dell'autogoverno.Questo che segue è il sistema che ho immaginato; perfettibile, sostituibilecon qualsiasi altro possa ritenersi migliore.1) - Si costituisce un'organizzazione (da qui in avanti chiamata OESA -Organizzazione per l'Elezione a Sorteggio dell'Autogoverno) che ha ilcompito di presentare la lista dei candidati scelti a sorteggio.2) - Caratteristica di OESA è che essa si scioglierà il giorno stesso in cuila lista dei candidati sia stata depositata. Con il che si eviterà che essadiventi una corrente come tutte le altre; semplicemente smetterà di esistereper raggiungimento dello scopo sociale.3) - Nessun componente di OESA può avanzare la sua candidatura per esseresorteggiato a componente dell'autogoverno. Con il che si evita ognipossibile strumentalizzazione, anche attuata mediante sistemi illeciti.4) - OESA invita tutti i magistrati del Paese a candidarsi, se se neritengono capaci e se lo desiderano, alle elezioni per il CSM. Lalegittimazione a questa candidatura è sottoposta alle seguenti condizioni:4.1) - il magistrato deve avere più di 10 anni di servizio (naturalmentemodificabile, si tratta di un semplice suggerimento)4.2) - il magistrato non deve avere più di 60 anni di età (naturalmentemodificabile, si tratta di un semplice suggerimento)4.3) - Il magistrato si deve impegnare a fare ritorno, se sarà eletto e altermine del mandato, presso l'ufficio giudiziario in cui presta le propriefunzioni all'atto della presentazione della sua candidatura e a nonpresentare domanda di trasferimento in altra sede o di assegnazione adincarichi extra-giudiziari (o a rifiutare eventuali nomine che gli venganoproposte) per i tre anni successivi a detto termine5) - OESA divide le candidature in gruppi formati da magistrati con funzionidi PM, Giudici di Tribunale, Giudici di Appello e Giudici di Cassazione eprovvede alla estrazione a sorte (con modalità tali da assicurarne latrasparenza) di un numero di candidature pari al numero dei componentidell'autogoverno che dovranno essere eletti6) - OESA presenta con le modalità di legge la lista dei candidati formatacon le modalità sopra indicate.7) - OESA invita tutti i magistrati del Distretto a candidarsi, se se neritengono capaci e se lo desiderano, alle elezioni per il CG. Lalegittimazione a questa candidatura è sottoposta alle seguenti condizioni:7.1) - il magistrato deve avere più di 5 anni di servizio (naturalmentemodificabile, si tratta di un semplice suggerimento)7.2) - il magistrato non deve avere più di 60 anni di età (naturalmentemodificabile, si tratta di un semplice suggerimento)8) - OESA presenta con le modalità di legge la lista dei candidati formatacon le modalità sopra indicate.Qui di seguito alcune considerazioni finali.a) - Una più rassicurante composizione del gruppo di candidature per il CSMsu cui operare il sorteggio sarebbe facilitata se l'eletto conservasse ilproprio stipendio e facesse fronte alle necessità di permanenza in Romamediante un rimborso spese da operare dietro presentazione di regolarefattura.b) - La qualità dei componenti dell'autogoverno non dovrebbe essere,mediamente, inferiore a quella assicurata dal sistema delle correnti. Comeho già detto altre volte, non è pensabile che chi esercita funzioni dimagistrato ed assume quotidianamente responsabilità pesantissime (richiesteo condanne per ergastoli o pene elevate, richieste e ordinanze di misuracautelare, sequestri o confische di beni di rilevante valore, decretiingiuntivi per somme rilevanti, decisioni provvisorie in materia societaria,fallimentare, di diritto di famiglia etc. con ricadute pesantissime sulleparti del processo) non sia in grado di assumersi le responsabilità inerentiai compiti previsti dall'art. 105 della Costituzione e a quelli, sia puredifficili ma pur sempre inerenti alla attività e alla carriera deimagistrati, propri dei CG. Per contro, chi ha scelto la carriera correntiziaprima e di componente dell'autogoverno poi in vista di interessi personali(non credo si possa negare che ve ne sono) non garantisce certamente le dotimorali necessarie per esercitare compiti di autogoverno.c) - In ogni modo il componente poco raccomandabile, non tanto intelligentesarà comunque messo in minoranza dai restanti componenti dell'autogoverno. Enon è ragionevolmente ipotizzabile che tutti i componenti scelti con ilsistema del sorteggio siano persone non valide.d) - Il sorteggio elimina in radice la possibilità di maggioranzeprecostituite, di accordi tra gruppi, di scambi di voti; naturalmente non sipuò escludere che, in qualche caso, un componente poco scrupoloso cercheràdi guadagnarsi l'appoggio di qualcun altro, poco scrupoloso come lui, alfine di favorire qualche suo amico o amico di amico; ma si tratterà difenomeno occasionale e, spero, raro; mentre nessuno può negare che,nell'attuale sistema, questa sia la norma.Per finire, non ho certamente la pretesa di aver disegnato compiutamente unintero sistema elettorale. Ho voluto solo indicare che, a mio parere, stradediverse sono utilmente percorribili.Alla fine lo scopo resta uno solo: fare dell'autogoverno una cosa cheappartiene tutti e non dividerlo in fazioni che lo strumentalizzano a favoredi chi loro appartiene.

Bruno Tinti

Ma quale bivio ? Il segnale è chiarissimo.


Allora ,o qualcuno fa finta di non capire o non vuole capire.

Quale bivio ?

La magistratura ha risposto sia con l'astensionismo (in verità contenuto ma significativo ed espresso anche in termini di schede bianche e nulle) sia con un voto "dissenziente" (basta semplicemente leggere le preferenze) a chi non ha tenuto in minima considerazione i numerosi segnali di disagio e di insofferenza ,che non erano tanto di "destra" o di "sinistra" ma di coerenza e di concretezza.

I magistrati italiani hanno detto basta alle chiacchiere nei salotti televisivi ,hanno lanciato un segnale preciso ai signori delle correnti ,i magistrati veri quelli che non si vedono spesso nei salotti televisivi come nelle anticamere del potere ,giudici e pm ragazzini e più anziani che stanno lì a smaltire i mille e mille processi e processetti penalizzati dalle riforme, e di cui ci si ricorda solo al momento del voto hanno dato una risposta chiara ai signori dei salotti televisivi che parlano ai "governi amici" e non vedono e non capiscono la realtà delle condizioni del "servizio" giustizia.

E' una forte richiesta di cambiamento di direzione che non può essere tradita ,da nessuno.

Qualcuno ,prima del voto, su queste posizioni ha fatto sorrisi e spallucce ..ed ora raccoglie i risultati che si merita.

L'ANM deve tornare ad essere un "sindacato" ,e non c'è niente di male ad essere sindacato ,deve avere un regime chiaro e forte di incompatibilità ,deve muoversi per il rispetto delle condizioni di lavoro e per la dignità professionale di tutti i magistrati italiani.
Questo è stato il segnale del cambiamento ,e questo segnale deve essere raccolto in una prospettiva di riforma autentica ,per la quale serve una ampia e costante consultazione della base ,e non l'esclusività delle opinioni dominanti di una "elite" aristocratica che è stata distante dalle aule di giustizia e apparentemente sorda ad ogni richiesta di cambiamento autentico.

Come oggi viene punito chi ha fatto spallucce ,siamo sicuri che domani sarà punito ,e clamorosamente, chi tenterà di sovrapporre sindacato e impegno istituzionale ..i magistrati italiani hanno votato per chi ritengono che bene li rappresenterà sindacalmente e non per esprimere anticipatamente organismi istituzionali dell'autogoverno centrale e locale.

L'ANM non è un parlamentino,come dicono i giornali ,e non abbiamo bisogno di minuscoli parlamentari (che aspirano a poltrone e poltroncine negli autogoverni futuri) ma di attenzione autentica e costante ai nostri problemi,ai problemi della giustizia ,che non hanno colore nè parte ,e che sono ,davvero , i problemi di tutti.