domenica 7 settembre 2008

Battaglia (1967) : Più indipendenza per la magistratura

http://blog.panorama.it/opinioni/2007/08/17/adolfo-battaglia-1967-piu-indipendenza-per-la-magistratura/


da Panorama del 1 giugno 1967

di Adolfo Battaglia

Il delicato problema dell’indipendenza dei magistrati è venuto al pettine in questi giorni alla Commissione Giustizia della Camera dove si discute la riforma del Consiglio superiore della magistratura, cioè dell’organo che governa (o dovrebbe governare) i giudici italiani. E il duro scontro verbale che mercoledì scorso ha opposto il ministro Guardasigilli al leader dei deputati democristiani in Commissione, l’onorevole Breganze, conferma il fatto nuovo che emerge nel disegno di legge governativo presentato in marzo: che il Governo, nel contrasto di concezioni che divide la vecchia dalla nuova magistratura, ha fatto una scelta di indirizzo politico. Ha scelto in favore della nuova, anche se, nei limiti del possibile, non contro la vecchia magistratura.

È un fatto importante, perché segna la prima conclusione di una battaglia quasi decennale e apre, nello stesso tempo, una serie di problemi che per essere risolti speriamo non abbiano bisogno di altri 10 anni. Modifiche alla legge del 1958, che istituiva il Consiglio superiore, erano richieste dalla stessa Corte costituzionale. Nel 1963, infatti, la Corte aveva dichiarato illegittima la norma sull’intervento del ministro della Giustizia nelle decisioni del Consiglio: veniva abrogata, così, quella norma che limitava l’autonomia della magistratura dal Governo.
Ma i giudici, per essere realmente indipendenti, non debbono neppure essere condizionati da altri giudici. Per decenni, invece, la Corte di cassazione cui spetta la grande funzione di controllo della legittimità delle sentenze, ha esercitato un effettivo potere di direzione della magistratura. Quanto tale potere sia rilevante appare evidente dal fatto che la Cassazione esprime un preciso orientamento non solo giurisprudenziale ma anche, latamente, politico.
Sempre, in ogni Paese del mondo (e così anche in Italia), l’alta magistratura costituisce un elemento «conservatore», per la natura stessa delle sue funzioni, e che la rende strettamente compenetrata con la legge in vigore, quasi avvinta a essa, e naturalmente ostile alla legge nuova o innovatrice, che altera il sistema. Ma se i magistrati sono controllati dalla Cassazione non solo nell’applicazione della legge, ma anche per quanto riguarda carriera, promozioni (e quindi stipendi), sanzioni disciplinari, ecc., come non temere che la loro indipendenza sia «internamente» menomata? Come non temere che vi possa essere una loro umana inclinazione al conformismo giuridico e politico? È questo un punto su cui uomini autorevoli di tutte le parti politiche, dal liberale Bozzi al socialista Ferri, dal democristiano Leone al comunista Ingrao, sono perfettamente d’accordo.
La composizione del Consiglio superiore, fino a oggi, consentiva alla Cassazione di esercitare una sensibile influenza sui giudici. E la prima battaglia della «giovane» magistratura (di cui fanno parte, si intende, anziani magistrati, anche di Cassazione) era rivolta a modificare il sistema d’elezione del Consiglio. Il progetto Reale non soddisfa le esigenze della parte più radicale dell’Associazione nazionale dei magistrati, ma costituisce certo una soluzione di vari problemi. Il progetto modifica infatti la composizione della sezione disciplinare, sottraendola alla schiacciante maggioranza della Cassazione; elimina il presidente della Cassazione dalla sezione disciplinare e dalla presidenza della commissione per le promozioni; immette numerosi giudici d’Appello e di Tribunale nella segreteria del Consiglio superiore; e, soprattutto, modifica in senso più democratico il sistema d’elezione dei componenti il Consiglio, dando la possibilità a tutti i magistrati di votare per candidati non compresi nelle tre rose di nomi predisposte per la Cassazione, l’Appello e i Tribunali.
È questo un punto politicamente fondamentale perché consentirà in pratica di eleggere un Consiglio meno legato alla Cassazione e più rappresentativo della magistratura nel suo complesso: il che significherà un passo avanti nell’effettiva indipendenza dei giudici. Si comprende quindi perché il Guardasigilli è insorto quando una maggioranza eterogenea, di deputati democristiani e missini, ha alterato in Commissione il suo progetto, e si è recato immediatamente dal presidente del Consiglio. Poche ore dopo, veniva confermato che il Governo insisterà, in aula, sulla sua tesi, respingendo le modifiche della Commissione.
È sperabile che il progetto Reale sia presto approvato dalle due Camere (entro il gennaio 1968 dovrà infatti essere nominato il nuovo Consiglio superiore). Anche dopo la sua approvazione restano tuttavia alcune strozzature nel funzionamento del Consiglio che meriterebbero di essere eliminate. Per esempio, la commissione per la promozione in Cassazione resta affidata unicamente ai magistrati di Cassazione, i quali naturalmente valuteranno come titolo negativo nelle promozioni il non aver seguito l’indirizzo giurisprudenziale della Cassazione.

Una prima scelta. Un altro «centro di potere» deve essere democratizzato: la commissione per il conferimento di incarichi direttivi ai magistrati. E appare anche poco logico che le altre commissioni del Consiglio superiore siano nominate discrezionalmente dal comitato di presidenza, il quale, a sua volta, non è eletto da tutto il Consiglio, ma è composto per legge dal vicepresidente designato dal Parlamento, dal presidente e dal procuratore generale della Cassazione. La completa democratizzazione del Consiglio resta un obiettivo fondamentale: gran parte del malessere che si avverte entro la magistratura, e nei rapporti stessi tra l’ordine giudiziario e gli altri poteri dello Stato, dipende in effetti dall’attuale situazione chiusa. Ma è già qualche cosa che il Governo, dopo 10 anni, abbia compiuto una prima scelta tra le opposte esigenze di rinnovamento e di conservazione che agitano la magistratura.

Correntismo (e partitocrazia)



Soro considera utile l`idea di trasferire al Csm una composizione simile a quella della Consulta per debellare il «correntismo esasperato». «Su questo punto - spiega a chi nel partito rifiuta ritocchi alla Costituzione -penso sipossa cambiare la Carta senza mettere a-repentaglio l`autonomia dei magistrati».Autonomia invece  strenuamente difesa da Massimo D`Alema:

«Noi siamo contrari ad un regolamento di conti con i magistrati, siamo contrari adun intervento sulla giustizia che è volto a limitare e a colpire la magistratura, la sua autonomia e la sua indipendenza, siamo favorevoli invece a quelle riforme che rendono la giustizia più efficace, più moderna, più vicina ai cittadini, così come i cittadini si aspettano».

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Una postilla : Per farla finita col correntismo c'è da considerare una piccola cosa : vi è la stessa differenza tra correntismo e correnti che tra partitocrazia/ lottizzazione e partiti .

 Perciò per limitare i fenomeni degenerativi non ci sembra una bella idea quella di eliminare anche il pluralismo culturale che è un arricchimento della democrazia e non un fenomeno "degenerato". 

Come fare allora ? Servono iniziative da parte dei magistrati e della ANM in prima persona che non può fare finta di niente e non può limitarsi alle belle parole ,servono iniziative serie che in sede CSM nel pieno rispetto dell'autonomia dell'istituto ,e di straordinaria utilità sarebbe stata una carta deontologica per i suoi componenti (iniziativa stranamente bloccata sul nascere ) ,una ridefinizione ,nel mare magnum delle delibere consiliari di procedure ad evidenza pubblica per le sue decisioni che incidono sulla carriera dei magistrati affinchè il sospetto di nomine correntizie sia debellato e non con una nuova composizione (più "politica") ma con una nuova azione più  trasparente e quindi in grado di evidenziare PARAMETRI PRECISI  e non modificabili per qualsiasi nomina o decisione valutativa .

 Non è un caso che ormai il TAR del Lazio ha annullato tutto l'annullabile e sempre per gli stessi motivi ,cioè eccesso di potere e motivazioni inesistenti o contraddittorie : possibile che tutto questo non provochi una riflessione anche dentro la ANM? 

Possibile che non ci si renda conto che proprio  questo è il cuore del problema ,che non si può più fare finta di ignorarlo ,e che l'autonomia e l'indipendenza finiremo ben presto per perderla proprio se non interverranno iniziative interne e comuni di autoregolamentazione ? 

Perciò siamo più che mai convinti che serve una prospettiva "trasversale" altrimenti finiremo sì per appiattirci ,e definitivamente .


sabato 6 settembre 2008

ANM : LE RIFORME NECESSARIE

1 SETTEMBRE 2008
Sono presenti: PALAMARA, CASCINI, NATOLI, SICA, BALSAMO, CANEPA, DI GRAZIA, MOROSINI, ROSSI, SGROIA.
GIUSTIZIA: LE RIFORME NECESSARIE
"La giustizia in Italia ha urgente bisogno di riforme.

I cittadini italiani hanno diritto ad ottenere decisioni in tempi ragionevoli.
La sicurezza dei cittadini può essere garantita solo se il processo penale è in grado di funzionare.
L'Associazione Nazionale Magistrati è favorevole ad un ampio processo di riforme per assicurare il funzionamento della giustizia.
- Siamo favorevoli alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie con la soppressione degli uffici giudiziari minori.
- Siamo favorevoli alla riforma del processo civile, alla semplificazione dei riti, al processo civile telematico.
- Siamo favorevoli alla depenalizzazione dei reati minori e alla introduzione di pene alternative alla pena carceraria.
- Siamo favorevoli alla riforma del processo penale, con la eliminazione di tutti quei formalismi che di fatto impediscono di arrivare ad una sentenza in tempi ragionevoli.
- Siamo favorevoli alla introduzione della posta elettronica certificata nel processo penale e nel processo civile.

Dopo un ampio e sofferto dibattito durato oltre sei anni il Parlamento ha approvato una complessiva riforma dell'ordinamento giudiziario.
Una riforma approvata con il consenso di quasi tutti i gruppi parlamentari
- E' stata interamente riformata la responsabilità disciplinare dei magistrati.
- Sono state previste rigorose valutazioni di professionalità ogni quattro anni.
- E' stata inserita la temporaneità delle funzioni direttive.
- E' stata prevista una netta distinzione tra le funzioni di giudice e di pubblico ministero.

L'Associazione Nazionale Magistrati ritiene che le radicali riforme introdotte nell'ordinamento giudiziario richiedano di essere sperimentate e verificate sul campo.
- Una nuova riforma dell'assetto della magistratura non serve ai cittadini e al paese.
- Né serve al funzionamento della giustizia riaprire il dibattito e il confronto sul sistema costituzionale della magistratura.
L'Associazione Nazionale Magistrati è contraria a modifiche costituzionali del sistema delle garanzie.
- Siamo contrari alla separazione delle carriere del giudice e del pubblico ministero e alla creazione di un CSM separato per i pubblici ministeri, in quanto ne discenderebbe inevitabilmente la perdita di autonomia e di indipendenza del pubblico ministero.
- Siamo contrari alla riforma della composizione del CSM e alla riforma del sistema disciplinare.
- Il sistema di autogoverno non è certamente immune da difetti e disfunzioni.

Ma aumentare il peso della politica nell'organo di autogoverno e in sede di giudizio disciplinare non servirà a risolvere i problemi reali, servirà solo a dare maggiore potere alla politica sui giudici e a ridurre la indipendenza e l'autonomia della magistratura.
Sfidiamo chiunque a sostenere che i magistrati scelti per dirigere gli uffici giudiziari da parte di un CSM a maggioranza politica sarebbero migliori di quelli attuali.

venerdì 5 settembre 2008

Scott Turow : una verità "nascosta"

Vale la pena leggersi l'intervista di Scott Turow ,definito il padre del legal thriller sul Messaggero a pag. 23 (Cultura) ,alla domanda del giornalista .."da noi c'è sfiducia nei confronti della giustizia troppo lenta . E' un atteggiamento diffuso anche in America ? " risponde : "Certamente ,visto che anche da noi le cose non funzionano . Senza contare che il nostro ordinamento prevede l'elezione popolare dei magistrati ,che sono quindi sensibili alle pressioni del potere politico e dell'opinione pubblica . Si tratta di un rischio mortale per un sistema delicato come è quello giudiziario, che voi correte in misura decisamente minore . Sulla base della mia esperienza devo dire che la giustizia italiana mi sembra preferibile a quella statunitense perchè meno permeabile dalla corruzione" .

giovedì 4 settembre 2008

RIFORME APPARENTI E VENTI (DI GUERRA)


Come era largamente prevedibile sorrisi e aperture - manifestate con grande enfasi al congresso della ANM – hanno lasciato spazio a progetti di riforma preoccupanti quanto improvvisati e soprattutto poco trasparenti anche se annunciati con effetto .

I magistrati –pm e giudici-sono additati insieme come unici responsabili dello sfascio del sistema giudiziario ,lasciato a sé stesso senza speranze e senza risorse da una politica incapace di ascoltare e di capire ,anzi fin troppo attenta a cogliere l’occasione per “riformare” le istituzioni senza tener conto dei valori costituzionali in gioco ,col pretesto di “venir incontro” alle esigenze dei cittadini ed in realtà attenta solo a riacquistare un ruolo centrale e decisorio nel “governo” della magistratura . La magistratura tutta va così prima di tutto ricondotta ad un ruolo statico e marginale nei confini di rigida applicazione delle norme , se possibile non deve più rivendicare la propria indipendenza ,ma deve essere soggetta non alla legge ma alle esigenze del popolo sovrano ,magari diventare d’ora in poi proprio manifestazione “di popolo” ,espressione diretta del popolo stesso anziché antiquata forma burocratica di esercizio di un “vecchio” potere che non convince più nessuno.
I magistrati vanno “reindirizzati” ,non è bastata evidentemente tutta una riforma dell’ordinamento giudiziario che per la prima volta nella storia italiana ha consentito valutazioni disciplinari nel merito dei provvedimenti giudiziari ,ha riorganizzato (ed è stato un ritorno al passato) gli uffici del pubblico ministero secondo un modello gerarchico e rigido ,con buona pace dei richiami impropri e generici alla memoria di Giovanni Falcone . Bisogna fare di più : giudici se possibile timidi davanti al potente di turno e Pm “separati” e soprattutto ricondotti all’ordine gerarchico cioè ossequiosi e soprattutto “discreti” e comunque meglio se letteralmente seppelliti dai processetti ,esattamente come Falcone in vita,meglio ancora se inesorabili con ladri di galline e ovviamente muti e ossequiosi se qualcuno alza la voce ,o se ha le spalle ben coperte.

La prospettiva è una giustizia dove il principio dell’eguaglianza solennemente declinato e declamato nelle aule giudiziarie finisca per essere relativo ,come tutto poi il giusto e l’ingiusto ,il vero e il falso ,il morale e l’immorale . Tutto è relativo ed anche la giustizia dovrà adeguarsi .

I magistrati sono allora indicati come “fannulloni” istituzionali e qualche volta ,neanche tanto indirettamente come veri e propri eversori in toga ,maionese impazzita di un sistema giudiziario ormai degenerato per cui “sistemandoli” a dovere il sistema stesso ritroverebbe magicamente coerenza e funzionalità ,sono loro -a parere di tutti ,o almeno della maggioranza delle opinioni che contano- gli ingranaggi bloccati che debbono essere revisionati e se possibile sostituiti per fare funzionare la macchina della giustizia ,peraltro da loro ingolfata non certo da un sistema di leggi sostanziale e processuale dove al sovrabbondante numero delle norme corrisponde una varietà di meccanismi procedimentali che non ha eguali al mondo,in barba ai ben noti “classici” principi Chiovendiani della “concentrazione-oralità-immediatezza” .Ma si sa ,citarli è inutile ,e poi chi si ricorda di Giuseppe Chiovenda oggi?
Meglio il modello di Forum alla TV ,meglio il Pm americano che si vede nei telefilm a Los Angeles o New York ,quello sì che è un modello funzionale . E peraltro tutti i riformisti dimenticano di dire che nel modello americano il giudice non giudica le responsabilità ,perché quello è il compito di una giuria popolare (sulla cui legittimazione senza pregiudizi combattono lungamente accusa e difesa) ,negli Stati Uniti il giudice applica la pena adeguata e basta ,e le critiche smodate cui siamo abituati ormai ad assistere quotidianamente sarebbero qualificate come oltraggiose (oltraggio alla Corte) . Il Pm viene eletto a furor di popolo e promette tolleranza zero o tolleranza uno ,due o tre a seconda della propria base elettorale ,e sarebbe anche opportuno introdurlo al più presto in Italia ,qualcuno suggerisce.
Ora al di là di ogni valutazione di merito sui modelli giudiziari ,resta il fatto che nessun modello organizzativo –pur funzionale che appaia - può realisticamente essere introdotto senza notevoli costi (economici) e senza problematiche strutturali e procedimentali complesse (dotazione immediata di mezzi e strutture e di personale oggi nella medesima amministrazione) che finirebbero per mettere ancora più in crisi un sistema giudiziario già di per sé rallentato.
Ci vuole un forte senso di masochismo per immaginare riforme così impegnative in condizioni complessive così miserevoli ,anche a non voler considerare i pur rilevantissimi profili di coerenza e legittimità costituzionale.
Il vero problema è allora stabilire “insieme” priorità immediate ,ed affrontarle subito in modo condiviso ,individuando rimedi chiari come la depenalizzazione dei reati minori,l’introduzione di pene alterative non detentive,moduli processuali più solleciti per i reati di maggior allarme sociale ,forme di mediazione ,semplificando ove possibile i bizantinismi processuali e introducendo sistemi avanzati di comunicazione “sicuri” .
Nel processo penale e civile solo la semplificazione delle procedure (riforma a costo zero) potrebbe avere effetti straordinari . Ma pochi colgono il senso di queste semplici esigenze ,quello che conta è il colpo ad effetto il rimedio “storico” alla crisi del sistema .
I magistrati sono “ordinari” anche se straordinario è il loro senso del dovere e del servizio ,che li porta a sobbarcarsi spese e ruoli impropri (qualcuno tra i consueti opinionisti della riforma ha mai assistito ad un giudizio civile ? E come reagirebbero i medici se fossero chiamati insieme ad organizzare gli ospedali e fare da infermieri e portantini ? Chi sa che il livello delle risorse umane e strutturali assegnate all’amministrazione della giustizia è il più basso di sempre ? ).
Magistrati senza speranze e senza illusioni politiche ,donne e uomini, giovani e anziani ,che sbagliano certamente –come si sbaglia umanamente in ogni categoria- ma che hanno diritto ,come tutti al rispetto per i loro sacrifici quotidiani che nessuno sa e che nessuno ha il coraggio di documentare ,magistrati che si dividono e si impegnano in proposte di miglioramento della (dura) realtà giudiziaria che non è solo rivendicazione salariale (come qualcuno insiste a dire in modo miope davvero) ma è tentativo di garantire il senso del decoro e della dignità di una funzione pubblica ,quella giudiziaria oggi come non mai vilipesa e vituperata .

L’Anm fa quello che può ,e forse anche può quello che fa ,e non è giusto proprio ora suonare delle trombe di distinguo che appaiono stonate .
Esse suonano come una ritirata o forse un silenzio fuori ordinanza che cerca di richiamare e di spostare consensi o peggio di suonare come vero e proprio ammiccamento non disinteressato verso una politica che potrebbe dare segni di gratidudine . Ma il punto è che alle sirene della politica molti hanno ceduto (in egual misura poi tanto a destra come a sinistra) e di risultati il sistema giudiziario ne ha visti pochi ,di iniziative informate di riforma se ne sono viste ancor meno e tanto meno pervenire da chi ha scelto ,con o senza vocazione autentica , il ruolo del legislatore o di magistrato "prestato" alla politica. E questo è anche perchè in fondo anche il sistema politico in generale è in crisi e la degenerazione del sistema maggioritario sfuma ogni giorno di più i confini tra gli altri due poteri legislativo ed esecutivo ,ed il primo si riduce sempre di più ad un ruolo insignificante.
Eppure proprio oggi bisognerebbe prima di tutto cercare di individuare le ragioni ed il senso vero dell’associazionismo giudiziario in modo sereno ,manifestare semplicemente i punti fermi di rispetto per valori centrali come sono ,e dovrebbero continuare ad essere ,l’equilibrio costituzionale tra i poteri dello Stato e l’indipendenza non come privilegio ma come condizione primaria per un servizio che è reso alla collettività dei cittadini in nome e per conto del popolo italiano nell’esercitare una funzione giurisdizionale essenziale quanto delicata ,problematica quanto ,troppe volte, fraintesa .
Le correnti hanno avuto il loro ruolo non secondario nella crisi degenerativa del sistema ,ma una cosa è tentare dall’interno il cambiamento ,prima di tutto migliorando gli strumenti di consultazione e di espressione dell’associazione ,esprimendo e difendendo precise proposte alternative e di possibile riforma ,anche chiedendo una Assemblea generale ed altro è manifestare sempre e comunque una voce dissenziente e di dissociazione di cui pochi colgono ,ora,il senso .
Le correnti mini"partiti" dei magistrati ,registrano amaramente il proprio fallimento perchè hanno perso qualsiasi spinta ideale ,non hanno saputo o potuto rinnovarsi e si sono autoridotte a circuito di gestione dei politici "interni" ,i magistrati "eletti" quelli ,pochi che possono contare qualcosa ancora "rappresentando" la magistratura all'esterno in un ruolo che è più politico che sindacale ,più ormai declamatorio di formule rituali che davvero propositivo .
Le nostre proposte sono ancora qua ,e ci crediamo ,immaginiamo una diversa organizzazione degli uffici giudiziari con una giustizia di prossimità ,immaginiamo una riforma che ponga fine agli inutili orpelli processuali introdotti da una stratificazione normativa che ha padri nobili tanto a destra quanto a sinistra più vicina letteralmente ai cittadini con forte attenzione alle realtà metropolitane ,immaginiamo criteri omogenei (e non variabili) per la valutazione delle esperienze dei magistrati ,per valorizzare non genericamente “il merito” ma la professionalità concretamente manifestata con parametri non modificabili dalle maggioranze consiliari di turno (e magari imposte dalla componente politica che qualcuno vorrebbe rafforzare ) e questo semplificherebbe non poco lo scenario drammatico della organizzazione delle carriere senza creare scompensi ,immaginiamo un CSM che sappia darsi regole di autogoverno spontaneamente e soprattutto un passo indietro nelle sue decisioni degli apparati organizzati con trasparenza e apertura a chiunque voglia dare il proprio contributo ,immaginiamo l’adozione spontanea di incompatibilità tra ruoli associativi e ruoli istituzionali per non vedere più magistrati divisi tra “eletti” e non .
Crediamo ancora oggi nelle nostre proposte proprio perché continueremo ad esprimerle in modo “trasversale” e siamo certi che la loro adozione ,anche se solo in parte, darebbe un segnale importante ai cittadini ,meglio di qualsiasi comunicato stampa.
Un segnale di cambiamento,vero. Controcorrente appunto.

martedì 22 luglio 2008

L'appello comune per la giustizia della ANM e degli avvocati

Appello per la giustizia

L'Associazione Nazionale Magistrati e l'Organismo Unitario dell'Avvocatura,
procedendo ad un esame congiunto del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria", attualmente all'esame del Parlamento in sede di conversione,
rilevato
- che il decreto-legge n. 112 / 2008 prevede norme condivisibili volte a migliorare l'efficienza dell'azione amministrativa dello Stato, ad esempio attraverso una più diffusa utilizzazione degli strumenti informatici e telematici [cfr. ad es. gli artt. 27 ("tagliacarta") e 51 (comunicazioni e notificazioni per via telematica)], il recupero di efficienza nella riscossione di somme dovute allo Stato anche per sanzioni [art. 52 (misure urgenti per il contenimento delle spese di giustizia)] e una migliore gestione dei rapporti di lavoro dipendente [cfr. alcuni aspetti di cui all'art. 72 (personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo)];
- che lo stesso decreto-legge - con l'intento di "ridurre, a decorrere dalla seconda metà dell'esercizio finanziario in corso, l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche" - prevede altresì norme che incidono pesantemente - nel prossimo triennio e, in un caso, sino al 2013 – anche sulle risorse, materiali e soprattutto umane, del settore Giustizia, ritenute "sovradimensionate", non solo nelle dotazioni organiche ma anche nelle, pur inferiori, presenze in servizio [cfr. gli artt. 25 ("taglia-oneri" amministrativi), 60 (missioni di spesa e monitoraggio della finanza pubblica), 66 (turn over), 72 (personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo) e 74 (riduzione degli assetti organizzativi)];
- che tali norme di riduzione di dotazioni sia di fondi che di personale si applicano anche, senza eccezioni, per il settore giustizia;
- che altri settori dell'amministrazione pubblica sono stati invece in vario modo preservati, almeno in parte, dai tagli, sul presupposto della "valenza strategica del settore" [art. 66 (turn over)] ovvero sono destinatari [art. 63 (esigenze prioritarie)] di una "integrazione" della dotazione di risorse "resa necessaria - si legge nella relazione al disegno di legge di conversione - per consentire l'acquisto di beni e servizi indispensabili per il mantenimento di un livello minimo di efficienza delle funzioni amministrative e tecniche di dette istituzioni, . incremento reso indifferibile, altresì, in considerazione del significativo ammontare dei debiti pregressi accumulati che, in mancanza di intervento, subirebbe un ulteriore aumento con indubbie ricadute negative";
- che, secondo dati di fonte ministeriale, la percentuale di scopertura media nazionale delle risorse umane (intesa come presenze in servizio rispetto alle dotazioni organiche) è del 12,63%, di cui 12% per i magistrati ordinari, 14% per i magistrati onorari, 13% per il personale amministrativo e 27% per i dirigenti;
- che l'indice reale di scopertura, quanto al personale amministrativo, è ancora superiore al dato sopra indicato, ottenuto attribuendo al personale che beneficia del part-time (e di cui non si conosce il dato complessivo) lo stesso peso del personale a tempo pieno;
- che, a fronte della progressiva riduzione della pianta organica del personale amministrativo, di oltre 8'000 unità dal 1996 ad oggi, ed invece del costante incremento della domanda di giustizia, espressa dalla continua lievitazione degli indici delle sopravvenienze di procedimenti, sia nel settore penale che civile, non è stata contemporaneamente attuata alcuna strutturale riorganizzazione dei metodi e degli strumenti di lavoro, anche per quanto riguarda il concreto esercizio delle funzioni giurisdizionali;
- che è opinione condivisa da tutti gli operatori del settore che le attuali dotazioni di risorse, sia materiali che umane, a disposizioni del settore giustizia sono insufficienti per consentirne il funzionamento ordinario; che le condizioni in cui presso gli uffici giudiziari si è chiamati quotidianamente a svolgere, nei rispettivi ruoli, delicate attività afferenti i diritti fondamentali delle persone mortificano visibilmente, a diverso titolo, la professionalità di tutte le categorie che operano nel settore; che non è stata adottata alcuna seria iniziativa volta alla tutela dell'importanza e dignità della funzione giurisdizionale ed al riconoscimento, alla motivazione, all'incentivazione e alla riqualificazione degli operatori in coerenza al rilievo delle funzioni esercitate;
- che, nonostante reiterate autorevoli proposte organiche di riforma e semplificazione di riti e procedure e di ridefinizione dell'area dei beni giuridici penalmente tutelati e nonostante le iniziative in questi campi attualmente all'esame, difetta tuttora una complessiva strategia e volontà d'intervento tese a realizzare il precetto costituzionale di garanzia della ragionevole durata dei processi, mentre gli attuali, pur nettamente deficitari, standard di risposta alla domanda di giustizia dei cittadini sono garantiti solo a prezzo della costante opera di supplenza svolta dai magistrati, dagli avvocati e dal personale amministrativo, che sopperiscono alle croniche carenze di mezzi e risorse, ben al di là delle competenze fissate dalle leggi processuali;
- che il malfunzionamento del settore giustizia è purtroppo sotto gli occhi di tutti i cittadini e non necessita di particolari spiegazioni, mentre appare inammissibile continuare a scaricarne l'esclusiva responsabilità sui magistrati, anche onorari, e su avvocati e personale amministrativo, sottacendo che soltanto la loro generosa e non dovuta opera di supplenza ha fin qui impedito la definitiva paralisi del sistema;
- che oltre al problema della gestione dell'ordinario e dei flussi di domanda di giustizia in entrata, l'Italia possiede un enorme "debito pubblico giudiziario", tanto da essere sotto stretta osservazione a livello europeo e soggetta ad una procedura che potrebbe portare all'adozione di provvedimenti da parte del Consiglio d'Europa;
- che è certamente possibile migliorare l'efficienza del settore giustizia attraverso la sua riorganizzazione e informatizzazione, così come dimostrato dalle cd. "best practices" di alcuni uffici che hanno ottenuto anche prestigiosi riconoscimenti all'estero;
- che l'attuale dibattito politico rivela in modo inequivocabile l'esistenza di un'emergenza giustizia e la priorità delle esigenze del settore per rispondere alle domande dei cittadini;
- che tutte le forze politiche hanno dichiarato di condividere tale analisi e di voler porre la questione giustizia al centro dell'azione di governo e legislativa, tanto che la manovra finanziaria impostata prevede numerose disposizioni in materia di giustizia civile, amministrativa, tributaria e penale;
- che tale analisi e la richiesta di soluzione al problema giustizia è costantemente invocata anche dalle forze sociali e produttive del paese le quali, a livello istituzionale e con ricchezza di analisi econometrica, indicano l'inefficienza del settore giustizia tra le cause principali della mancanza sia di competitività del paese, sia di attrazione degli investimenti e, in definitiva, dell'inesigibilità dei diritti costituzionalmente riconosciuti e tutelati;
- che non appare seriamente sostenibile l'esclusione del settore giustizia da quelli di "valenza strategica" per il Paese, considerato che la Giustizia rappresenta, indubbiamente, una "esigenza prioritaria", anche alla luce della crescente domanda di sicurezza espressa dai cittadini e degli impegni in tal senso assunti dalla politica;
- che, conseguentemente, il settore giustizia deve essere non solo esonerato dai tagli ma implementato nelle dotazioni, così come fatto per altri settori di "valenza strategica" o il cui miglior funzionamento costituisce, come per la giustizia, una "esigenza prioritaria";
- che, fra l'altro, la struttura del bilancio dello Stato impedisce di comprendere quale sia l'effettivo "bilancio della Giustizia", poiché la maggior parte delle entrate ricollegabili all'attività della "macchina giudiziaria" non confluiscono nel bilancio del Ministero della Giustizia, bensì nell'insieme di tutte le entrate, rendendo così impossibile una realistica valutazione del rapporto di congruità fra investimenti, domanda e resa del servizio nonché della giustificazione del progressivo aumento dei costi addossati ai cittadini per accedere alla giustizia (per es. mediante l'aumento del contributo unificato) senza che le maggiori entrate, per i già ricordati complessi meccanismi di bilancio, siano poi riversate al Ministero della giustizia e quindi destinate, come affermato, a migliorare l'efficienza del servizio;
chiedono
- che, nell'immediato, in sede di conversione del decreto-legge 25 giugno 2008 n. 112, il Governo voglia proporre e il Parlamento voglia adottare emendamenti a tale provvedimento che inseriscano espressamente l'amministrazione della giustizia tra quelle di "valenza strategica" per il Paese il cui migliore funzionamento costituisce una "esigenza prioritaria" e la esonerino conseguentemente dai "tagli", disponendo l'inapplicabilità per l'amministrazione della giustizia degli artt. 25 ("taglia-oneri" amministrativi), 60 (missioni di spesa e monitoraggio della finanza pubblica), 66 (turn over), 72 comma 6 ultima parte (personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo) e 74 (riduzione degli assetti organizzativi), nella parte in cui prevedono riduzioni di fondi e personale non solo rispetto alle dotazioni di organico ma anche rispetto alla situazione delle attuali presenze in servizio;
- che, con una visione prospettica di più ampio orizzonte, il Governo, il Ministero per la Giustizia e il Parlamento vogliano adottare ogni provvedimento volto al miglioramento, per quanto di rispettiva competenza, dell'efficienza dell'amministrazione della giustizia e al riconoscimento e alla valorizzazione della professionalità e della dignità delle funzioni di magistrati, avvocati e personale amministrativo, disponendo lo stanziamento delle risorse aggiuntive necessarie e la razionalizzazione dei flussi di spesa, previa una attenta verifica della loro destinazione ed utilità;
- che Governo, Ministero e Parlamento vogliano creare un osservatorio-cabina di regia centrale per la verifica dei dati della giustizia, completo, accessibile, trasparente, costantemente aggiornato e cogestito, con la partecipazione attiva delle rappresentanze della magistratura, dell'avvocatura e del personale, che si accompagni all'avvio di un serio ed effettivo processo di monitoraggio e verifica sui meccanismi di acquisizione, allocazione e gestione delle risorse, umane e materiali, dell'amministrazione della Giustizia, e della loro distribuzione sul territorio;
- che venga dato impulso ad un progetto di modernizzazione degli uffici giudiziari mediante adeguati investimenti nel progetto del "processo telematico" e nella riorganizzazione del lavoro, innescando così un processo virtuoso che consenta di destinare il tempo lavorativo non più utilizzato per attività di c.d. front office (ad es. per effettuare la movimentazione e la copia cartacea di atti e documenti) in attività di effettivo e diretto supporto dell'attività giurisdizionale;
- che eventuali decisioni di tagli delle risorse e degli organici del personale del settore giustizia, anche rispetto alle attuali presenze in servizio già ridotte rispetto alle dotazioni organiche, vengano adottati solo dopo il miglioramento e la riorganizzazione delle attuali (ed inefficienti) strutture degli uffici giudiziari e dell'amministrazione della giustizia e dopo la ricognizione di tutti i dati del settore giustizia e del "bilancio giustizia";
auspicano
la massima diffusione e il più ampio contributo ed adesione al presente appello di tutti gli organismi rappresentativi delle categorie professionali della giustizia, delle forze politiche, delle associazioni sindacali e delle forze economiche, dei consumatori e della società civile, richiamando anche l'iniziativa adottata dalle Organizzazioni sindacali di indizione di una giornata di mobilitazione e di informazione-sensibilizzazione rivolta alla cittadinanza il prossimo 22 luglio presso gli uffici giudiziari;
convengono
di darsi appuntamento in occasione del prossimo 25 ottobre, "Giornata europea della giustizia civile", per la verifica degli impegni concretamente assunti dal Governo nei sensi indicati, riservando in tale sede, in difetto della messa in opera degli ormai indilazionabili interventi risolutivi in materia di giustizia, un attento approfondimento sulle iniziative da assumere per rappresentare all'opinione pubblica le complessive inefficienze del sistema che gravano quotidianamente sui magistrati, sugli avvocati e sul personale amministrativo.
Roma, 21 luglio 2008
L'Associazione Nazionale Magistrati e l'Organismo Unitario dell' Avvocatura

giovedì 3 luglio 2008

L'indipendenza ,semplicemente

Non ha mai la tentazione di abbandonare i vincoli del codice per assumere un ruolo politico in nome della giustizia?
"Bisogna seguire il mandato e non uscirne mai fuori", spiega: "Quando cinque anni fa sono stato eletto in questo incarico, ho subito venduto il mio studio legale e ho rinunciato all'insegnamento ad Harvard: non solo dovevo essere indipendente, ma dovevo anche mostrare di non potere venire influenzato. La mia forza sta nella mia reputazione. Se tu segui la legge, se tu non esci dal mandato, allora sei rispettato, allora hai il consenso. E questo in soli cinque anni ha permesso alla Corte penale internazionale di raggiungere obiettivi che erano impensabili. Ma se ti lasci condizionare dall'agenda politica, allora sei morto".
dall'intervista di Luis Moreno Ocampo ,Procuratore internazionale presso la Corte penale internazionale .
http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2031273