sabato 8 dicembre 2007

NO al trasferimento degli uffici giudiziari di Roma


Nel corso dell'assemblea dell'ANM locale del 3-12-2007 è stato sottoposto un progetto " ..voluto dal Comune di Roma per lo spostamento di tutti gli Uffici Giudiziari della Capitale in zona Tiburtina, con restituzione degli immobili di Piazzale Clodio, Viale Giulio Cesare e Piazza Adriana." Riproduciamo testualmente la parte della mail di convocazione.
Abbiamo espresso e continueremo ad esprimere totale contrarietà al progetto ,peraltro molto generico , che rischia di appensantire non poco le difficoltà in cui versa la giustizia a Roma.
Lo spostamento degli uffici giudiziari in un quadrante urbanisticamente opposto provocherebbe solo disagi gravissimi all'utenza ,agli impiegati amministrativi, agli avvocati ai magistrati tutti senza risolvere nessuna delle problematiche strutturali .
Non solo ..una proposta simile ,per l'impatto che avrebbe per tutta la città ,dovrebbe essere discussa pubblicamente e non solo con gli "addetti ai lavori" . Vediamo solo gli enormi costi e gli altrettanto enormi svantaggi di una scelta simile.
Roma è l'unica metropoli europea ,e forse al mondo, nella quale si ragiona in termini di concentrazione in un un'unica "città giudiziaria"- e non di decentramento "funzionale" degli uffici giudiziari .Sarebbe bello invece immaginare proprio il contrario :una giustizia strutturalmente più "vicina" ai cittadini e, perciò sull'esempio di tutte le grandi capitali con più aree distrettuali urbane municipali .
Servirebbe un sistema giudiziario urbano meno ingolfato e magari anche più rapido a vantaggio di tutti i soggetti coinvolti,non ultimi proprio i cittadini -utenti,dotato di risorse adeguate e di strutture informatiche funzionanti e funzionali ,non concentrato in un'unica (maxi) sede ..ma semmai suddiviso in più distretti .E proprio questo è il modello di tutte le grandi aree metropolitane . Perchè a Roma non può essere realizzato ?
Riteniamo che la capitale meriti ben altre soluzioni e ben altre idee per la giustizia .
E diciamo un NO semplice , chiaro,forte ed inequivocabile a simili "progetti" ...

giovedì 6 dicembre 2007

Perchè tutto cambi .. consultazione

Attendiamo alla prova dei fatti la nuova giunta ,sulla quale pesano molte aspettative.. Eppure un segnale di apertura e di cambiamento ci sarebbe ..e sarebbe davvero molto semplice ..ascoltare la base associativa . Immaginiamo una ampia consultazione sulle tematiche fondamentali che peraltro ogni giorno sono affrontate nelle varie mailing list . Vorremmo vedere la base dei magistrati esprimersi chiaramente (e liberamente) sulle incompatibilità ANM /CSM ,sul presente e sul futuro di questa professione e sulle proposte per migliorare le nostre condizioni di lavoro .. Vorremmo vedere e sentire non solo opinioni ,per quanto autorevoli ,ma proposte ,non solo premesse e promesse ,ma idee condivise e condivisibili al di là di schieramenti tanto virtuali quanto apparentemente precostituiti. Vorremmo il "passo indietro" degli apparati rispetto alle istituzioni che è poi lo stesso passo indietro che oggi si chiede ,lo abbiamo detto e ripetuto,da parte di tutti gli apparati di "appartenenza" (come partiti e anche sindacati ) da parte della società civile.. Vorremmo risposte chiare e non parole.

lunedì 3 dicembre 2007

Essere "sopratutto" sindacato


Non ci stanchiamo di chiedere alla ANM in sede nazionale e locale di essere "sopratutto" sindacato . Indipendenza della magistratura e saper "essere" sindacato è tutt'uno : dare voce alla categoria ,farne capire i problemi reali anzichè rincorrere protettorati politici ,far capire le esigenze dei magistrati "lavoratori" in termini di dignità professionale (e non solo retributiva) e di comprensione delle loro condizioni di lavoro ,dovute a incongruità organizzative e normative ..questo è il primo compito della ANM . Qualcuno ha detto (e noi siamo d'accordo) che bisogna avere sempre la "schiena dritta"..appunto si tratta esattamente di questo. Si tratta proprio di non piegarsi alle esigenze del consenso (anche interno alla categoria) e "saper essere" coerenti e informati ,pronti al dialogo ed all'innovazione e non arroccati su posizioni arretrate in nome della difesa pura e semplice dell'esistente . Dobbiamo "saper essere" capaci di dire di NO quando è il momento adatto e non solo NI a seconda di chi è l'interlocutore . Dobbiamo "saper" essere magistrati in grado di pensare con la propria testa e non "a forza" di slogan e di luoghi comuni..

domenica 2 dicembre 2007

Attacco allONU ? La realtà della disinformazione mediatica e il relativismo nel diritto


Attacco del Papa all'ONU ? Ecco i titoli allarmati.. peraltro solo di giornali italiani .
Tensione tra Ratzinger e l'Onu :
«Relativismo morale domina Onu» Il Papa critica, l'Onu risponde: "Noi fondati sui diritti umani", Duro attacco del Papa all'Onu "Dimentica la dignità dell'uomo".

E questo è invece il discorso pronunciato dal Papa :
http://magisterobenedettoxvi.blogspot.com/2007/12/il-papa-incoraggio-le-ong-ad-opporre-al.html
..basta confrontare i testi e scoprire che la polemica è davvero forzatamente costruita ,oltre che prova di senso ..
Afferma Benedetto XVI :

"..spesso il dibattito internazionale appare segnato da una logica relativistica che pare ritenere, come unica garanzia di una convivenza pacifica tra i popoli, il negare cittadinanza alla verità sull’uomo e sulla sua dignità nonché alla possibilità di un agire etico fondato sul riconoscimento della legge morale naturale. Viene così di fatto ad imporsi una concezione del diritto e della politica, in cui il consenso tra gli Stati, ottenuto talvolta in funzione di interessi di corto respiro o manipolato da pressioni ideologiche, risulterebbe essere la sola ed ultima fonte delle norme internazionali. I frutti amari di tale logica relativistica nella vita internazionale sono purtroppo evidenti: si pensi, ad esempio, al tentativo di considerare come diritti dell’uomo le conseguenze di certi stili egoistici di vita, oppure al disinteresse per le necessità economiche e sociali dei popoli più deboli, o al disprezzo del diritto umanitario e ad una difesa selettiva dei diritti umani."
Basta leggere ...ma ci rendiamo conto che oggi è la cosa più difficile ..il Papa ha semplicemente ribadito la centralità della persona nella sua dignità ,contro ogni compromesso "politico" che finisca per non tenerne conto. Piuttosto è verissimo che l'attacco ,puramente mediatico finisce per confermare il problema della disinformazione orchestrata e organizzata .
C'entra forse la critica ,contenuta nella Spe Salvi, al relativismo marxista ?
Nessuno ,come Papa Benedetto XVI ha mai tentato e percorso fino in fondo la via del dialogo tra Fede e ragione ,e questo ,evidentemente allarma davvero congregazioni e salotti del pensiero "unico" del compromesso a atutti i costi ,compresi quelli in termini di svendita dei valori centrali della dignità di ogni persona..E questo dovrebbe essere un atteggiamento anche autenticamente laico e davvero liberale.E poi proprio di questa concezione relativistica del diritto proprio in Italia si colgono forse frutti ancora più amari...

sabato 1 dicembre 2007

Insieme per la sicurezza dei cittadini ...


Siamo vicini ai lavoratori delle forze di polizia e aderiamo totalmente alle loro giuste richieste per una sicurezza vera senza se e senza ma..

http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_42129968.html
SICUREZZA: LA PROTESTA DI PIAZZA DEI SINDACATI DI POLIZIA
ROMA - Decine di migliaia gli agenti di polizia, di polizia penitenziaria e i vigili del fuoco in piazza per la manifestazione di protesta organizzata dai sindacati autonomi Sap, Sappe, Sapas (il sindacato della polizia ambientale e forestale) e Conapo. ''contro l'operato del Governo in materia della sicurezza'', ''per denunciare l'assenza di risorse finanziarie per elevare gli standard di sicurezza e migliorare la qualita' della vita dei cittadini''. Centomila a Roma, almeno 20.000 a Milano, secondo i sindacati. Al corteo di Roma con gli agenti anche il leader centrista Casini che dice: 'avrei visto bene qui anche Berlusconi e Veltroni', e l'ex ministro di An Maurizio Gasparri: ''un governo che costringe le forze di polizia in piazza e' politicamente morto''. Il Cavaliere, da Palermo, commenta: 'la protesta e' la voce del popolo italiano'. Protesta sacrosanta, il governo ha fatto poco, dice il leader della Cisl Raffaele Bonanni.
AMATO: MI STO IMPEGNANDO PER AUMENTARE STANZIAMENTI
ROMA - Il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, si sta ''personalmente impegnando perche' la Camera migliori gli stanziamenti per le forze dell'ordine''. E, comunque, sono stati gia' ottenuti 69 milioni in piu' nel 2008 per i fondi per gli straordinari''. E' quanto sottolinea lo stesso ministro, in una dichiarazione.
''La manifestazione -afferma Amato - pone questioni reali, perche' le risorse finanziarie per gli uomini e i mezzi delle forze dell'ordine sono un elemento essenziale per quell'elevato livello di sicurezza che il Governo si e' impegnato a garantire ai cittadini. Il Viminale ha da tempo avviato una riorganizzazione interna per riqualificare e rendere piu' produttiva la spesa. Ma questo non puo' bastare. E la Finanziaria non potra' non tenerne conto''. Il ministro dell'Interno sottolinea, quindi, che ''i saldi per la pubblica sicurezza, dopo le modifiche approvate al Senato sul testo originario presentato dal Governo, sono senza dubbio insoddisfacenti (i fondi sono in linea con quelli della scorsa Finanziaria). Mi sto personalmente impegnando, percio' - spiega - perche' la Camera migliori gli stanziamenti per le forze dell'ordine, puntando in particolare su tre capitoli: una integrazione dei fondi per gli straordinari, piu' risorse per il rinnovo del parco mezzi, nuove assunzioni. Ringrazio in questo senso i colleghi parlamentari dell'opposizione che anche oggi hanno espresso il loro convinto intendimento di sostenermi a questo fine''. ''La manovra - continua il responsabile del Viminale - va giudicata alla fine del suo percorso parlamentare. Ed e' sicuramente un primo risultato importante l'aver ottenuto, come ha garantito ieri il relatore alla Finanziaria alla Camera, 69 milioni di euro per il ripristino dei fondi per gli straordinari per le forze di
sicurezza. Sulla questione dell'articolo 36, infine - conclude Amato - sara' garantito il massimo coinvolgimento dei sindacati sulla riorganizzazione cui si sta lavorando. Si procedera' concertando con i diretti interessati le soluzioni da adottare''.
MASTELLA, VA FATTO DI PIU' PER FORZE POLIZIA
ROMA - ''Il governo si e' attivato per aiutare le forze di polizia, ma sicuramente va fatto di piu'''. Lo afferma il ministro della Giustizia e leader dei Popolari Udeur Clemente Mastella. ''Il ruolo della polizia - sottolinea il guardasigilli - e' fondamentale in ogni societa' democratica. Il governo, fin dal suo insediamento, ha cercato di fare di piu' in tal senso, ma e' chiaro che bisogna aumentare gli sforzi. Servono quindi iniziative ancora piu' concrete - conclude Mastella - per sostenere in modo maggiormente incisivo le forze dell'ordine''.

La logica del Conte zio 2 (chi vi ricorda ? )




Chi vi ricorda ??



Alessandro Manzoni ,I promessi sposi cap. XVIII




"..Attilio, appena arrivato a Milano, andò, come aveva promesso a don Rodrigo, a far visita al loro comune zio del Consiglio segreto. (Era una consulta, composta allora di tredici personaggi di toga e di spada, da cui il governatore prendeva parere, e che, morendo uno di questi, o venendo mutato, assumeva temporaneamente il governo).



Il conte zio, togato, e uno degli anziani del consiglio, vi godeva un certo credito; ma nel farlo valere, e nel farlo rendere con gli altri, non c'era il suo compagno.



Un parlare ambiguo, un tacere significativo, un restare a mezzo, uno stringer d'occhi che esprimeva: non posso parlare; un lusingare senza promettere, un minacciare in cerimonia; tutto era diretto a quel fine; e tutto, o più o meno, tornava in pro.



A segno che fino a un: io non posso niente in questo affare: detto talvolta per la pura verità, ma detto in modo che non gli era creduto, serviva ad accrescere il concetto, e quindi la realtà del suo potere: come quelle scatole che si vedono ancora in qualche bottega di speziale, con su certe parole arabe, e dentro non c'è nulla; ma servono a mantenere il credito alla bottega. Quello del conte zio, che, da gran tempo, era sempre andato crescendo a lentissimi gradi, ultimamente aveva fatto in una volta un passo, come si dice, di gigante, per un'occasione straordinaria, un viaggio a Madrid, con una missione alla corte; dove, che accoglienza gli fosse fatta, bisognava sentirlo raccontar da lui. Per non dir altro, il conte duca l'aveva trattato con una degnazione particolare, e ammesso alla sua confidenza, a segno d'avergli una volta domandato, in presenza, si può dire, di mezza la corte come gli piacesse Madrid, e d'avergli un'altra volta detto a quattr'occhi, nel vano d'una finestra, che il duomo di Milano era il tempio più grande che fosse negli stati del re. Fatti i suoi complimenti al conte zio, e presentatigli quelli del cugino, Attilio, con un suo contegno serio, che sapeva prendere a tempo, disse: - credo di fare il mio dovere, senza mancare alla confidenza di Rodrigo, avvertendo il signore zio d'un affare che, se lei non ci mette una mano, può diventar serio, e portar delle conseguenze... - Qualcheduna delle sue, m'immagino. - Per giustizia, devo dire che il torto non è dalla parte di mio cugino. Ma è riscaldato; e, come dico, non c'è che il signore zio, che possa... - Vediamo, vediamo. - C'è da quelle parti un frate cappuccino che l'ha con Rodrigo e la cosa è arrivata a un punto che... - Quante volte v'ho detto, all'uno e all'altro, che i frati bisogna lasciarli cuocere nel loro brodo? Basta il da fare che dànno a chi deve... a chi tocca... - E qui soffiò. - Ma voi altri che potete scansarli... - Signore zio, in questo, è mio dovere di dirle che Rodrigo l'avrebbe scansato, se avesse potuto. E il frate che l'ha con lui, che l'ha preso a provocarlo in tutte la maniere... - Che diavolo ha codesto frate con mio nipote? - Prima di tutto, è una testa inquieta, conosciuto per tale, e che fa professione di prendersela coi cavalieri. Costui protegge, dirige, che so io? una contadinotta di là; e ha per questa creatura una carità, una carità... non dico pelosa, ma una carità molto gelosa, sospettosa, permalosa. - Intendo, - disse il conte zio; e sur un certo fondo di goffaggine, dipintogli in viso dalla natura, velato poi e ricoperto, a più mani, di politica, balenò un raggio di malizia, che vi faceva un bellissimo vedere. - Ora, da qualche tempo, - continuò Attilio, - s'è cacciato in testa questo frate, che Rodrigo avesse non so che disegni sopra questa... - S'è cacciato in testa, s'è cacciato in testa: lo conosco anch'io il signor don Rodrigo; e ci vuol altro avvocato che vossignoria, per giustificarlo in queste materie. - Signore zio, che Rodrigo possa aver fatto qualche scherzo a quella creatura, incontrandola per la strada, non sarei lontano dal crederlo: è giovine, e finalmente non è cappuccino; ma queste son bazzecole da non trattenerne il signore zio; il serio è che il frate s'è messo a parlar di Rodrigo come si farebbe d'un mascalzone, cerca d'aizzargli contro tutto il paese... - E gli altri frati? - Non se ne impicciano, perché lo conoscono per una testa calda, e hanno tutto il rispetto per Rodrigo; ma, dall'altra parte, questo frate ha un gran credito presso i villani, perché fa poi anche il santo, e... - M'immagino che non sappia che Rodrigo è mio nipote. - Se lo sa! Anzi questo è quel che gli mette più il diavolo addosso. - Come? Come? - Perché, e lo va dicendo lui, ci trova più gusto a farla vedere a Rodrigo, appunto perché questo ha un protettor naturale, di tanta autorità come vossignoria: e che lui se la ride de' grandi e de' politici, e che il cordone di san Francesco tien legate anche le spade, e che... - Oh frate temerario! Come si chiama costui? - Fra Cristoforo da *** - disse Attilio; e il conte zio, preso da una cassetta del suo tavolino, un libriccino di memorie, vi scrisse, soffiando, soffiando, quel povero nome. Intanto Attilio seguitava: - è sempre stato di quell'umore, costui: si sa la sua vita. Era un plebeo che, trovandosi aver quattro soldi, voleva competere coi cavalieri del suo paese; e, per rabbia di non poterla vincer con tutti, ne ammazzò uno; onde, per iscansar la forca, si fece frate. - Ma bravo! ma bene! La vedremo, la vedremo, - diceva il conte zio, seguitando a soffiare. - Ora poi, - continuava Attilio, - è più arrabbiato che mai, perché gli è andato a monte un disegno che gli premeva molto molto: e da questo il signore zio capirà che uomo sia. Voleva costui maritare quella sua creatura: fosse per levarla dai pericoli del mondo, lei m'intende, o per che altro si fosse, la voleva maritare assolutamente; e aveva trovato il... l'uomo: un'altra sua creatura, un soggetto, che, forse e senza forse, anche il signore zio lo conoscerà di nome; perché tengo per certo che il Consiglio segreto avrà dovuto occuparsi di quel degno soggetto. - Chi è costui? - Un filatore di seta, Lorenzo Tramaglino, quello che... - Lorenzo Tramaglino! - esclamò il conte zio. - Ma bene! ma bravo, padre! Sicuro... infatti..., aveva una lettera per un... Peccato che... Ma non importa; va bene. E perché il signor don Rodrigo non mi dice nulla di tutto questo? perché lascia andar le cose tant'avanti, e non si rivolge a chi lo può e vuole dirigere e sostenere? - Dirò il vero anche in questo, - proseguiva Attilio. - Da una parte, sapendo quante brighe, quante cose ha per la testa il signore zio... - (questo, soffiando, vi mise la mano, come per significare la gran fatica ch'era a farcele star tutte) - s'è fatto scrupolo di darle una briga di più. E poi, dirò tutto: da quello che ho potuto capire, è così irritato, così fuor de' gangheri, così stucco delle villanie di quel frate, che ha più voglia di farsi giustizia da sé, in qualche maniera sommaria, che d'ottenerla in una maniera regolare, dalla prudenza e dal braccio del signore zio. Io ho cercato di smorzare; ma vedendo che la cosa andava per le brutte, ho creduto che fosse mio dovere d'avvertir di tutto il signore zio, che alla fine è il capo e la colonna della casa... - Avresti fatto meglio a parlare un poco prima. - È vero; ma io andavo sperando che la cosa svanirebbe da sé, o che il frate tornerebbe finalmente in cervello, o che se n'anderebbe da quel convento, come accade di questi frati, che ora sono qua, ora sono là; e allora tutto sarebbe finito. Ma... - Ora toccherà a me a raccomodarla. - Così ho pensato anch'io. Ho detto tra me: il signore zio, con la sua avvedutezza, con la sua autorità, saprà lui prevenire uno scandolo, e insieme salvar l'onore di Rodrigo, che è poi anche il suo. Questo frate, dicevo io, l'ha sempre col cordone di san Francesco; ma per adoprarlo a proposito, il cordone di san Francesco, non è necessario d'averlo intorno alla pancia. Il signore zio ha cento mezzi ch'io non conosco: so che il padre provinciale ha, com'è giusto, una gran deferenza per lui; e se il signore zio crede che in questo caso il miglior ripiego sia di far cambiar aria al frate, lui con due parole... - Lasci il pensiero a chi tocca, vossignoria, - disse un po' ruvidamente il conte zio. - Ah è vero! - esclamò Attilio, con una tentennatina di testa, e con un sogghigno di compassione per sé stesso. - Son io l'uomo da dar pareri al signore zio! Ma è la passione che ho della riputazione del casato che mi fa parlare. E ho anche paura d'aver fatto un altro male, - soggiunse con un'aria pensierosa: - ho paura d'aver fatto torto a Rodrigo nel concetto del signore zio. Non mi darei pace, se fossi cagione di farle pensare che Rodrigo non abbia tutta quella fede in lei, tutta quella sommissione che deve avere. Creda, signore zio, che in questo caso è proprio... - Via, via; che torto, che torto tra voi altri due? che sarete sempre amici, finché l'uno non metta giudizio. Scapestrati, scapestrati, che sempre ne fate una; e a me tocca di rattopparle: che... mi fareste dire uno sproposito, mi date più da pensare voi altri due, che, - e qui immaginatevi che soffio mise, - tutti questi benedetti affari di stato. Attilio fece ancora qualche scusa, qualche promessa, qualche complimento; poi si licenziò, e se n'andò, accompagnato da un - e abbiamo giudizio, - ch'era la formola di commiato del conte zio per i suoi nipoti.

La rivoluzione della speranza

Pubblicata l' Enciclica Spe Salvi ,che potrete leggere al link:
Ne proponiamo un estratto che riteniamo non solamente straordinario ,ma particolarmente adatto a magistrati ed avvocati ...
"43. Dalla rigorosa rinuncia ad ogni immagine, che fa parte del primo Comandamento di Dio (cfr Es 20,4), può e deve imparare sempre di nuovo anche il cristiano. La verità della teologia negativa è stata posta in risalto dal IV Concilio Lateranense il quale ha dichiarato esplicitamente che, per quanto grande possa essere la somiglianza costatata tra il Creatore e la creatura, sempre più grande è tra di loro la dissomiglianza . Per il credente, tuttavia, la rinuncia ad ogni immagine non può spingersi fino al punto da doversi fermare, come vorrebbero Horkheimer e Adorno, nel « no » ad ambedue le tesi, al teismo e all'ateismo. Dio stesso si è dato un' « immagine »: nel Cristo che si è fatto uomo. In Lui, il Crocifisso, la negazione di immagini sbagliate di Dio è portata all'estremo. Ora Dio rivela il suo Volto proprio nella figura del sofferente che condivide la condizione dell'uomo abbandonato da Dio, prendendola su di sé. Questo sofferente innocente è diventato speranza-certezza: Dio c'è, e Dio sa creare la giustizia in un modo che noi non siamo capaci di concepire e che, tuttavia, nella fede possiamo intuire. Sì, esiste la risurrezione della carne . Esiste una giustizia. Esiste la « revoca » della sofferenza passata, la riparazione che ristabilisce il diritto. Per questo la fede nel Giudizio finale è innanzitutto e soprattutto speranza – quella speranza, la cui necessità si è resa evidente proprio negli sconvolgimenti degli ultimi secoli. Io sono convinto che la questione della giustizia costituisce l'argomento essenziale, in ogni caso l'argomento più forte, in favore della fede nella vita eterna. Il bisogno soltanto individuale di un appagamento che in questa vita ci è negato, dell'immortalità dell'amore che attendiamo, è certamente un motivo importante per credere che l'uomo sia fatto per l'eternità; ma solo in collegamento con l'impossibilità che l'ingiustizia della storia sia l'ultima parola, diviene pienamente convincente la necessità del ritorno di Cristo e della nuova vita.
44. La protesta contro Dio in nome della giustizia non serve. Un mondo senza Dio è un mondo senza speranza (cfr Ef 2,12). Solo Dio può creare giustizia. E la fede ci dà la certezza: Egli lo fa. L'immagine del Giudizio finale è in primo luogo non un'immagine terrificante, ma un'immagine di speranza; per noi forse addirittura l'immagine decisiva della speranza. Ma non è forse anche un'immagine di spavento? Io direi: è un'immagine che chiama in causa la responsabilità. Un'immagine, quindi, di quello spavento di cui sant'Ilario dice che ogni nostra paura ha la sua collocazione nell'amore . Dio è giustizia e crea giustizia. È questa la nostra consolazione e la nostra speranza. Ma nella sua giustizia è insieme anche grazia. Questo lo sappiamo volgendo lo sguardo sul Cristo crocifisso e risorto. Ambedue – giustizia e grazia – devono essere viste nel loro giusto collegamento interiore. La grazia non esclude la giustizia. Non cambia il torto in diritto. Non è una spugna che cancella tutto così che quanto s'è fatto sulla terra finisca per avere sempre lo stesso valore. Contro un tale tipo di cielo e di grazia ha protestato a ragione, per esempio, Dostoëvskij nel suo romanzo « I fratelli Karamazov ». I malvagi alla fine, nel banchetto eterno, non siederanno indistintamente a tavola accanto alle vittime, come se nulla fosse stato. Vorrei a questo punto citare un testo di Platone che esprime un presentimento del giusto giudizio che in gran parte rimane vero e salutare anche per il cristiano. Pur con immagini mitologiche, che però rendono con evidenza inequivocabile la verità, egli dice che alla fine le anime staranno nude davanti al giudice. Ora non conta più ciò che esse erano una volta nella storia, ma solo ciò che sono in verità. « Ora [il giudice] ha davanti a sé forse l'anima di un [...] re o dominatore e non vede niente di sano in essa. La trova flagellata e piena di cicatrici provenienti da spergiuro ed ingiustizia [...] e tutto è storto, pieno di menzogna e superbia, e niente è dritto, perché essa è cresciuta senza verità. Ed egli vede come l'anima, a causa di arbitrio, esuberanza, spavalderia e sconsideratezza nell'agire, è caricata di smisuratezza ed infamia. Di fronte a un tale spettacolo, egli la manda subito nel carcere, dove subirà le punizioni meritate [...] A volte, però, egli vede davanti a sé un'anima diversa, una che ha fatto una vita pia e sincera [...], se ne compiace e la manda senz'altro alle isole dei beati » . Gesù, nella parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro (cfr Lc 16,19-31), ha presentato a nostro ammonimento l'immagine di una tale anima devastata dalla spavalderia e dall'opulenza, che ha creato essa stessa una fossa invalicabile tra sé e il povero: la fossa della chiusura entro i piaceri materiali, la fossa della dimenticanza dell'altro, dell'incapacità di amare, che si trasforma ora in una sete ardente e ormai irrimediabile. Dobbiamo qui rilevare che Gesù in questa parabola non parla del destino definitivo dopo il Giudizio universale, ma riprende una concezione che si trova, fra altre, nel giudaismo antico, quella cioè di una condizione intermedia tra morte e risurrezione, uno stato in cui la sentenza ultima manca ancora. "
Benedetto XVI ,Spes Salvi